Riciclavano il denaro in Cina attraverso il circuito parallelo “underground banking”, per poi riaverlo indietro, pulito, pagando una commissione del 10 per cento. La Guardia di Finanza avrebbe contabilizzato un movimento di denaro, transato con questo sistema, pari a circa 200 milioni. Nell’operazione, denominata Green River, risultano coinvolte 41 società. Secondo gli investigatori, alcune di queste società avrebbero utilizzato in modo illecito anche le agevolazioni fiscali previste per il sisma dell’Aquila del 2009 e quelle introdotte durante l’emergenza Covid, inserendo nei bilanci crediti inesistenti per compensare debiti fiscali e contributivi. Otto le misure cautelari emesse e sequestrati beni immobili per 31 milioni. Tra gli indagati figura un commercialista che avrebbe curato la gestione amministrativa delle società fittizie. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati oltre 100 mila euro in contanti nascosti in abitazioni e veicoli. Il presunto promotore dell’organizzazione è stato posto ai domiciliari con braccialetto elettronico.