Se l’italiano non ci inganna la frase “rimodulare gli interventi sugli edifici in questione (nel titolo quali) con la conversione della destinazione d’uso scolastica in tipologie maggiormente rispondenti alle diverse e mutate esigenze della collettività ecc.ecc…” ha un significato preciso: quelle scuole non saranno più scuole.

La frase in questione, in burocratese stretto al limite dell’autoflagellazione linguistica, è scritta nero su bianco insieme ad altre su un documento firmato dal sindaco Gianguido D’Alberto e dall’assessore all’urbanistica Marco Di Marcantonio.
“In quel documento – ha affermato il consigliere di Futuro In Franco Fracassa in consiglio comunale – viene chiesta al commissario per la ricostruzione Castelli la possibilità di dirottare la somma di 12 milioni di euro e rotti previsti per gli interventi di recupero e ristrutturazione delle scuole D’Alessandro, Arcobaleno e San Berardo, verso le scuole di Villa Vomano, Nepezzano e Polo Fornaci-Cona“. Fin qui tutto normale. Non esistono figli e figliastri, se non fosse che nonostante le rassicurazioni sbandierate in interviste e dichiarazioni pubbliche, la volontà di decentrare gli edifici scolastici appare evidente.

Sarebbe utile conoscere come questa amministrazione coniuga il comportamento “sul campo” con le recenti dichiarazioni circa la volontà di non desertificare ulteriormente la città più di quanto non sia stato già fatto con altre strutture di interesse pubblico (uffici comunali, per esempio).

Il documento reso pubblico da Fracassa nel corso del consiglio comunale dedicato, indica che la volontà dell’amministrazione è la dismissione delle tre scuole rese “orfane” dei finanziamenti. Nel documento si chiede a Castelli che gli edifici vengano rifinanziati in futuro, ma cambiandone la funzione (nella foto). Ma, a fronte di una decisione evidentemente già presa, non c’è tuttavia in nessun incontro o dichiarazione, qualche accenno su quale sarà il destino di quei ragazzi sfrattati dalle scuole, destino da concordare nel nome della “concertazione” e cosa si potrà mai fare in quei siti che non tolga altre risorse a questa città. E ancora, sarebbe utile sapere cosa si intende quando si chiede di rimodulare i finanziamenti “nell’ottica della ecosostenibilità finalizzata al miglioramento delle condizioni urbanistiche“. Una frase generica, fumosa, ma che nasconde, si capisce a pelle, il pericolo, in un contesto più ampio allargato a tutto il perimetro cittadino, di un’ulteriore impoverimento della città, mascherato in maniera surrettizia sotto lo scudo del concetto di “bene comune“, ultima frontiera dell’ideologia green integralista.

I ritardi nella ristrutturazione delle scuole, i fondi sono a disposizione da anni, fanno nascere il sospetto che non ci sia poi la volontà di far tornare in vita quelle storiche aule. E resuscitare, magari, la vecchia idea del Polo Scolastico Unico “fuori le mura“, del quale qualche esponente vicino all’amministrazione, ne parla ancora entusiasta in corso San Giorgio, aggiungendo: “prima o poi si farà“, guardandoti con aria di sfida. Per farla breve, il dubbio che sotto tutte queste azioni vi sia l’obiettivo di “svuotare” in modo progressivo la città, è forte. Processo che ben si adatta alla prossima attuazione del PUMS.

LO STRANO CASO DELLA MANIFESTAZIONE DISDETTA

Una parola va spesa sulla manifestazione indetta per lunedì dagli studenti, dai genitori e dalla comunità che spinge per la difesa delle scuole nel centro storico. Quella manifestazione non si farà. Ci è giunta voce , ma non vogliamo tuttavia crederci, che ci sia stata una forma di moral suasion su alcuni degli organizzatori. Sui più deboli, gli studenti in particolare, perchè rinuncino all’idea. Non ci crediamo. Non crediamo che questo sia possibile in una democrazia tutelata dalla Costituzione e in particolare in questa città che vive nel mito della “compartecipazione” sbandierata ai quattro venti. Sarebbe roba da Unione Sovietica. O no?


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