Eravamo rimasti ad Alessandro Manzoni e a don Abbondio, “consigliato” con gentilezza dai bravi di don Rodrigo affinchè non celebrasse il matrimonio tra Renzo e Lucia. Roba da romanzi ottocenteschi, si direbbe. O da grandi città. Dove la violenza si mescola alla gran folla e meglio si nasconde tra le ombre dell’omertà. Accade invece anche a Teramo, nel 2025, in una cittadina di 50mila abitanti e in pieno centro. Cambia l’oggetto, ma non la bravata.

Non siamo su “quel ramo del lago di Como“, ma sotto i portici del San Paolo dove in due banchetti si raccolgono firme. In uno per portare la propria solidarietà alle forze dell’ordine accusate da chi predica bene e razzola male di fare – un paradosso tutto italiano – il proprio dovere. Nell’altro, invece, affinchè con un nutrito numero di firme, si possa evitare il trasferimento della scuola Jolly e del convitto in estrema periferia. Possibilmente ma non necessariamente – ci dicono gli organizzatori – presso il vecchio Stadio, inutilizzato e comunque come destinazione solo provvisoria. La cosa non va giù a qualcuno e lo dimostra con le armi che ha. Quelle dell’inciviltà e della sopraffazione.

Rovesciare il tavolino che raccoglie le firme pro-stadio e sputare è stato un attimo. Volano anche minacce nei confronti di chi presidia il sito, racconta un passante. Una manifestazione di intolleranza in pieno centro, aggravata da uno striscione affisso volutamente proprio davanti al luogo della raccolta, ben noto, ma che il Comune non ha creduto di dover rimuovere. Nel frattempo si distribuisce un volantino tra la gente che affolla il mercato del sabato. Invita i passanti, con piglio deciso, a non firmare. Tra le righe si legge “per il vecchio stadio siamo pronti a giocarci la libertà“. Ognuno ha le sue priorità. Benvenuti nel terzo millennio.


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