Cristian e Luca si erano accorti che il tempo stava cambiando in anticipo rispetto alle loro previsioni. Forti folate di vento, neve e la visibilità sempre più scarsa li aveva convinti a riprendere la via del ritorno.
Lungo il cammino verso la Valle dell’Inferno, sul versante occidentale del Corno Grande si sono imbattuti in una zona coperta da un’ampia coltre di ghiaccio, la trappola che risulterà fatale. Sono scivolati a valle e vano è stato ogni tentativo di mettersi in salvo. Nei concitati momenti perdono una scarpa, anche un paio di guanti. Saranno ritrovati più tardi dai soccorritori.
Troppa neve, condizioni meteo avverse e poi il grande freddo, con temperature che di notte a quelle quote possono sfiorare anche i -20. Impossibile resistere per giorni. E’ il racconto di coloro che sono andati lassù, con toni non privi di rammarico per l’incolpevole fallimento. Tra questi, colui che aveva raccolto le loro ultime parole. Si erano sentiti per qualche secondo, per telefono, il giorno dopo il diramato allarme. La voce che gli chiedeva aiuto- dice – era affaticata, il chiaro segnale di un principio di assideramento. “Non lasciateci soli”, l’accorato appello. Quel filo di voce, tuttavia, aveva tenuta accesa la fiamma della speranza.

I soccorritori ce l’hanno messa davvero tutta per portarli in salvo, a rischio della loro stessa incolumità. Ma il clima avverso, davvero inclemente proprio in quei giorni, lo ha impedito.
Oggi la svolta, con l’aiuto degli elicotteri e dei cani molecolari. Una svolta drammatica, però, per i dispersi e per le loro famiglie. I corpi ormai senza vita sono stati trovati a poca distanza l’uno dall’altro, dieci metri circa. Le salme si trovano ora all’obitorio del Mazzini. Non si farà l’autopsia, sembra.














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