La rimozione del microchip dalle carte d’identità elettroniche per timore di essere controllati dalle autorità è al centro di alcuni episodi registrati in Alto Adige, dove i carabinieri hanno denunciato quattro persone trovate in possesso di documenti manomessi. I casi sono stati segnalati in diverse località della provincia di Bolzano e il fenomeno sarebbe presente anche in altre zone d’Italia. Tra gli episodi recenti, quello di un uomo di 47 anni che si è presentato alla stazione dei carabinieri di Laives con una carta d’identità privata del componente elettronico. Il documento è stato sequestrato e l’uomo denunciato per falsità documentale. Secondo le polizie locali in Alto Adige, situazioni analoghe si sono verificate anche in Val Venosta, soprattutto tra i giovani. La pratica, diffusa anche attraverso video tutorial sui social e arrivata dalla Germania, si basa sulla convinzione che il microchip permetta di tracciare o localizzare il titolare. In realtà, il componente contiene dati anagrafici e biometrici necessari per la verifica dell’identità e l’accesso ai servizi digitali, ma non consente la geolocalizzazione della persona. La rimozione volontaria del microchip può costituire un reato, oltre a compromettere le funzionalità del documento. In altri casi, invece, la manomissione dei chip può essere legata alla produzione di carte d’identità contraffatte. Per le ultime notizie clicca Primo Piano