Due minori di 10 e 11 anni, cugini e originari di un insediamento rom del territorio bolognese, sono stati fermati domenica 8 agosto intorno alle 10:20 a Padova, nel quartiere Palestro, mentre tentavano di introdursi in un appartamento attraverso una porta-finestra lasciata aperta. La vicenda è raccontata sul sito Web Open.it fondato da Enrico Mentana. La padrona di casa, presente in soggiorno con il compagno, ha notato il più giovane già sul poggiolo dopo aver scavalcato il parapetto. Le sue urla hanno indotto i due a fuggire; il residente li ha inseguiti e bloccati, trattenendoli in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine. I ragazzi, risultati privi di documenti, hanno riferito di essere partiti da soli in treno da Bologna nelle prime ore del mattino. Nello zaino del bambino di 10 anni, di nazionalità macedone, gli agenti hanno rinvenuto un cacciavite a taglio di 26 centimetri e un telefono cellulare. Il ragazzo di 11 anni è italiano. Trattandosi di minori di 14 anni, non sono penalmente imputabili. I tentativi di rintracciare i familiari sono risultati vani: un parente contattato ha dichiarato di non potersi recare a Padova e che i genitori si trovavano in vacanza. I due sono stati quindi affidati a un operatore sociale e accompagnati in una struttura di accoglienza della città, dopo l’informazione delle Procure per i Minorenni di Bologna e di Venezia. La Questura di Padova ha sottolineato che «la vicenda ha consentito di portare alla luce l’impiego di minori giovanissimi in condotte illecite, proprio in ragione della loro età e della conseguente non imputabilità», aggiungendo che «la non imputabilità dei bambini non può essere trasformata in uno strumento attraverso il quale soggetti maggiorenni possano utilizzare minori per commettere furti o altre condotte illecite, sottraendosi così alle conseguenze derivanti dall’intervento delle forze di polizia». (Per le altre notizie della giornata clicca in alto su Primo Piano)
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