Centomila alloggi, in dieci anni con un investimento di dieci miliardi è il Piano casa del Governo presentato in questi giorni. Una risposta all’esigenza abitativa di alcune ben individuate categorie con alcuni spunti di particolare interesse, particolarmente apprezzati anche da CASA MIA e ANIA per le quali dopo trent’anni si torna a garantire un diritto. Il panorama normativo italiano sulla casa si sta muovendo su due fronti complementari che mirano a semplificare la vita dei proprietari e a sostenere chi è alla ricerca di un’abitazione a prezzi accessibili. Da una parte troviamo il pacchetto di misure noto come Salva Casa, che si concentra sulla regolarizzazione delle piccole difformità interne agli appartamenti. Non si tratta di un condono per grandi abusi edilizi, ma di una sanatoria pensata per risolvere quelle lievi incongruenze tra il progetto depositato in comune e lo stato reale dell’immobile, come tramezzi spostati o finestre collocate diversamente. Questa norma è particolarmente utile per chi deve vendere o ristrutturare, poiché innalza le soglie di tolleranza costruttiva e semplifica il superamento della doppia conformità, permettendo di regolarizzare interventi che erano legittimi al momento della loro realizzazione o che lo sono oggi. Parallelamente a queste semplificazioni burocratiche, il Governo ha avviato un piano strutturale dedicato all’edilizia sociale con l’obiettivo ambizioso di rendere disponibili 100.000 nuovi alloggi nell’arco dei prossimi 10 anni. Questa strategia non punta esclusivamente sulla costruzione di nuovi edifici, ma scommette con decisione sulla riqualificazione del patrimonio esistente senza consumo di suolo. L’orizzonte temporale del progetto è già tracciato e prevede un primo stanziamento di circa 1,7 miliardi di euro per il recupero di sessantamila case popolari attualmente inagibili a causa del degrado. Di queste, si punta a rimetterne a disposizione una prima tranche di diecimila unità già nei primi mesi di attuazione del programma, rispondendo così a un’urgenza abitativa che non può attendere i tempi lunghi dei grandi cantieri. L’intera operazione, che potrebbe mobilitare investimenti complessivi fino a 10 miliardi di euro grazie all’impiego di capitali privati, mira a creare un mix abitativo variegato che comprenda sia l’edilizia residenziale pubblica che l’housing sociale a canone calmierato. In sintesi, mentre il Salva Casa sblocca il mercato immobiliare privato eliminando ostacoli burocratici per i piccoli proprietari, il nuovo Piano Casa punta a rigenerare gli immobili in disuso o gli uffici dismessi per trasformarli in abitazioni moderne. L’obiettivo finale è garantire il diritto all’abitare a una fascia di popolazione sempre più ampia, che include giovani coppie e studenti fuori sede, offrendo soluzioni concrete ed efficienti entro il prossimo decennio. Sul versante dei nuovi alloggi e dell’housing sociale, il piano identifica invece delle categorie prioritarie che compongono la cosiddetta “fascia intermedia”. Si tratta di soggetti che non hanno i requisiti di povertà estrema per accedere alle graduatorie storiche delle case popolari, ma che allo stesso tempo non riescono a sostenere i costi del mercato libero nelle grandi città. Tra i principali destinatari figurano:
- Giovani e giovani coppie (spesso under 35 o 36), per i quali sono previste anche agevolazioni sui mutui prima casa e formule di affitto con riscatto (rent to buy).
- Nuclei familiari numerosi, con particolari tutele e garanzie statali per chi ha più di tre o cinque figli e un ISEE entro i 50.000 euro.
- Lavoratori fuori sede e studenti, che rappresentano una delle categorie più colpite dal rincaro degli affitti urbani.
- Anziani e caregiver, per i quali il piano prevede soluzioni di co-abitazione o alloggi dotati di servizi integrati.
- Genitori separati, una categoria a cui viene dedicata un’attenzione specifica attraverso fondi per il sostegno all’affitto o l’accesso a soluzioni abitative temporanee dopo la perdita del diritto alla casa familiare.
In sintesi, l’accesso non è universale ma è mirato a chi dimostra di appartenere a questi profili di fragilità economica o sociale, con l’obiettivo di decongestionare il mercato e offrire una stabilità abitativa a chi oggi si trova in una zona grigia del welfare. (E.S.)











