“Oggi celebriamo l’83 anniversario della battaglia di Bosco Martese, la prima battaglia in campo aperto della Resistenza contro il nazifascismo. Una ricorrenza che in questi anni, di fronte a guerre e violenze che insanguinano diverse parti del mondo e lo stesso cuore dell’Europa, ha assunto un valore e un significato ancora più pregnante. In un momento storico sempre più caratterizzato da rigurgiti nazionalisti, in cui l’estrema destra avanza in diverse parti d’Europa, in cui si assiste alla normalizzazione di parole come remigrazione o Fortezza Europa, dove una certa retorica populista altera il dibattito politico, Bosco Martese rappresenta un simbolo della lotta a tutti i fascismi contemporanei, a tutte le chiusure identitarie, a quella polarizzazione autoritaria del pensiero che ancora oggi corre sottotraccia e con la quale dobbiamo ancora fare i conti. Celebrare oggi Bosco Martese, dunque, non è solo un atto retorico: è la consapevolezza del testimone che ci hanno lasciato gli uomini e le donne della Resistenza. È ribadire e difendere una visione del mondo e della società che mette al centro l’uomo e la sua dignità.“

“Quella visione del mondo che è alla base della nostra Costituzione, che ancora oggi ci indica i principi fondamentali di una Repubblica democratica: la giustizia, la libertà, l’uguaglianza formale e non, il ripudio della guerra. Bosco Martese ci insegna come la Resistenza non si sia esaurita nella lotta di Liberazione, ma come costituisca ancora oggi un progetto di libertà, una metodo di convivenza. Che nei tempi contemporanei deve tradursi nel rifiuto della violenza come strumento politico, nella difesa dei diritti umani, nel rifiuto di chiusure identitarie in nome di una presunta superiorità, nel dire no al razzismo ammantato da integrazione. Bosco Martese rappresenta l’emblema della Resistenza italiana: un fenomeno di popolo, un laboratorio multiculturale e plurideologico, un movimento transazionale contro il nazifascismo”.

“A Bosco Martese combatterono insieme civili, militari, ex prigionieri alleati fuggiti dai campi di prigionia, persone di diverse idee e fedi. Un’umanità composta da persone di diversa estrazione, con storie diverse alle spalle, con fedi politiche diverse, che lottavano insieme per la libertà e per un mondo libero dal terrore e dalla sopraffazione. E non è un azzardo dire che Bosco Martese ha rappresentato la base costituente della democrazia italiana. Essere qui oggi, a Bosco Martese, a ricordare chi ha sacrificato la propria vita per consegnarci quell’Italia dei diritti che dobbiamo continuare a difendere, significa dunque celebrare la nascita concreta della Repubblica non solo il 2 giugno, ma già nel gesto di chi, tra questi boschi, ha detto no all’occupazione nazifascista e si a un mondo nuovo, libero e democratico. Essere qui, oggi, vuol dire ricordare a tutti e soprattutto alle nuove generazioni come questo luogo, la sua storia, il ricordo di chi è morto tra questi boschi per proteggere veramente la Patria, continuino a fornirci, ancora oggi, gli anticorpi contro quello che Umberto Eco, chiamava il “fascismo eterno”. Quel fascismo che, avvertiva Eco, “è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili”. L’Ur Fascismo, come lo definiva, “può tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo”.

“Oggi sono numerosi i meccanismi che lo richiamano: la paura del diverso; narrazioni che descrivono l’immigrato come intruso da respingere; il rifiuto della critica come difficoltà ad accettare il conflitto democratico; la riduzione dell’avversario a nemico; l’ossessione per i complotti; l’utilizzo di un racconto che alimenta paure e legittima misure eccezionali; l’utilizzo di un linguaggio sempre più povero che rende più difficile il pensiero critico. Per questo, educare i giovani alla storia di Bosco Martese, significa non solo trasmettergli i valori della Resistenza, ma dare loro gli strumenti per riconoscere quando, nel presente, si attivano meccanismi di paura, di disumanizzazione dell’altro, di odio per la differenza. Significa educarli, attraverso la memoria, alla vigilanza democratica. La vera celebrazione di questo simbolo della Resistenza, dunque, non sta nei discorsi o nelle cerimonie, ma nella scelta quotidiana di non normalizzare i discorsi di odio, di non accettare che la paura diventi politica, di non lasciare che la democrazia si riduca a una polarizzazione. Ed è questo il messaggio che voglio lanciare soprattutto ai giovani: non siate mai indifferenti, non siate mai assuefatti alla violenza e alla sopraffazione anche quando via sembrano appartenere a mondi lontani, non pensate mai che quello che accade a due passi da noi non ci riguardi. Perché la morte, la distruzione, la negazione della dignità dell’uomo, a qualsiasi parte del mondo appartengono, incidono sui diritti di tutti. Pensando ai giovani che hanno perso la vita qui, su queste montagne, siate dunque, oggi e sempre, partigiani”. Viva Bosco Martese, viva la Libertà, viva la Resistenza”

Il Sindaco, Gianguido D’Alberto

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