La sentenza della Cassazione dello scorso aprile ha gettato nel caos il sistema degli autovelox. La Corte ha stabilito che la semplice “approvazione” di un apparecchio non è sufficiente a renderlo legale, ma è necessaria l’ “omologazione“. Questa distinzione, apparentemente tecnica, ha aperto le porte a migliaia di ricorsi da parte di automobilisti multati. Associazioni come Altvelox hanno presentato oltre mille ricorsi, ottenendo ragione nel 95% dei casi. Le conseguenze sono state immediate: sequestri di apparecchi in dieci regioni, denunce per 35 sindaci e anche per alcune prefetture. Tutto è nato da una prima inchiesta avviata a Cosenza mesi fa che aveva portato ai primi stop agli apparecchi. Da allora un’ondata di sequestri e di ricorsi si è allargata in tutta Italia.
“Il rischio è che un gran numero degli oltre 11mila autovelox presenti in Italia venga spento, con ripercussioni sulla sicurezza stradale – dicono gli enti interessati – e sulle entrate delle amministrazioni locali“. Toccherà ora al Ministero dei Trasporti intervenire per colmare il vuoto normativo e definire in modo chiaro i requisiti necessari per il loro utilizzo. Con un occhio alla sicurezza, ma con l’altro alle tasche dei cittadini, ci si augura. Troppo spesso gli autovelox sono posizionati in punti più utili a rimpinguare le casse degli enti proprietari che a garantire la sicurezza.











Lascia un commento