La bocciatura dell’atto aziendale della Asl di Teramo da parte dell’Agenzia sanitaria regionale e la conseguente perdita di due Unità operative complesse, Chirurgia a Sant’Omero e Malattie infettive a Teramo, riaprono il confronto politico sulla sanità provinciale. Sul tema interviene, con una nota stampa, il consigliere regionale del Partito Democratico Sandro Mariani.

Secondo Mariani, «il declassamento della sanità teramana era stato già messo nero su bianco con l’approvazione della Legge regionale 60/2023», norma che recepiva il decreto ministeriale 70 sulla rete ospedaliera e che fu votata, sottolinea, «anche dai consiglieri teramani oggi critici verso la bocciatura dell’atto aziendale». Il consigliere regionale nella nota scrive che «il depotenziamento dei reparti fosse chiaramente indicato nelle tabelle allegate alla legge, con il dettaglio di unità e posti letto», mentre le rassicurazioni successive si basavano sulla possibilità di modifiche future «che non hanno impedito il venir meno delle Unità operative complesse». Mariani parla di «false promesse fatte in campagna elettorale» e osserva che «con l’approvazione degli atti aziendali si rende evidente un percorso già tracciato». Nel suo intervento ribadisce inoltre che «quando si discute di offerta di salute non si tratta di difendere singole figure apicali, ma di garantire servizi e diritti ai cittadini», precisando che «eventuali criticità gestionali si affrontano intervenendo sugli organici, non sopprimendo i reparti». Da qui l’appello alla giunta regionale affinché «faccia un passo indietro su una politica che penalizza la provincia di Teramo» e avvii «una revisione complessiva della rete sanitaria abruzzese, facendo scelte chiare e mettendo al centro l’interesse primario dei cittadini: la salute».