Cordoli e ancora cordoli. Questa volta tocca al tratto di via De Gasperi che dalla rotonda conduce a piazza Garibaldi, “sotto il Michelangelo“, per i teramani Doc. Non volevamo crederci, passando, che la ciclabile all’ingresso della Teramo – Mare avesse di lì a poco lasciato il segno anche altrove. E in un tratto noto per la sua alta densità di traffico (Si vorrà forse chiudere in futuro anche questo?).

Tralasciamo se sia opportuno pensare a Teramo come una città della bicletta, con i suoi quartieri più popolosi in collina e con i costi da affrontare per munirsi di biciclette assistite, progressismo ecologista per soli ricchi.
Si sperava nel buonsenso, nel ravvedimento, specie dopo aver visto l’opera progettata sulla carta traslata nella realtà di via Po. Una via chiamata confidenzialmente “lo stradone“, proprio per la sua ampiezza, sacrificata all’ideologia woke su due ruote a pedali incidendo anche sulla sicurezza, specie nelle situazioni d’emergenza. Si dimostrerà ben presto la sua inutile esistenza, una ciclovia che nessuno mai userà, costata fior di milioni degni di miglior causa. E invece operai sono al lavoro per compiere il prossimo passo.

“L’uomo è misura di tutte le cose; delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono“. La citazione è di Pitagora, che da sofista qual era usava il linguaggio che gli era congeniale. Detto terra terra, al pari nostro, le azioni dell’uomo sono il prodotto di quel che l’uomo è, attenendosi ai suoi limiti e criteri. Il maestro Manzi, icona televisiva dell’istruzione anni 60, alle madri che chiedevano informazioni sul figlio, per non offendere liquidava la questione così: “Il bambino fa quel che può, quel che non può non fa“. Un caro saluto.















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