Nei primi nove mesi dell’anno, la Piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste di attesa predisposta dall’Agenas e riportata nel dettaglio dal Corriere della Sera, ha registrato un incremento generale delle prestazioni sanitarie erogate entro i tempi di garanzia previsti dalla legge, su un totale di 21,8 milioni di visite ed esami prenotati. Nonostante l’andamento complessivamente positivo e l’aumento delle prenotazioni rispettate, restano ancora circa quattro milioni di prestazioni eseguite oltre la soglia temporale stabilita. L’Abruzzo mostra una tendenza di miglioramento, collocandosi nella fascia tra l’80% e l’89% di rispetto dei tempi massimi per le prime visite specialistiche con l’84,9%, rispetto al 75,7% del corrispondente periodo dell’anno precedente, mentre per gli esami diagnostici si attesta al 79,8%, rientrando nella fascia compresa tra il 70% e il 79%. Persistono comunque divari tra le diverse aree del Paese e criticità legate all’appropriatezza delle classi di priorità prescritte. Nel report dell’Agenas sui primi nove mesi dell’anno, le aree territoriali che mostrano le percentuali più basse nel rispetto dei tempi di garanzia si dividono in base alla tipologia di prestazione. Per le prime visite specialisticheI territori con una percentuale di rispetto dei tempi inferiore al 70% sono quattro:
- Puglia (55,3%)
- Umbria (62,7%)
- Sardegna (64,3%)
- Friuli Venezia Giulia (67,8%)
(Da notare che la Sicilia, pur collocate nella fascia superiore con il 77,8%, ha fatto registrare un netto peggioramento rispetto all’86,6% dell’anno precedente).
Per gli esami diagnosticiLe regioni che si collocano al di sotto della soglia del 70% di rispetto dei tempi sono tre:
- Puglia (63,4%)
- Umbria (64,7%)
- Valle d’Aosta (69,7%)
In sintesi, Puglia e Umbria risultano le realtà con le criticità maggiori in entrambe le categorie d’analisi.













