Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) chiede la chiusura immediata della Casa circondariale di Pescara, ritenuta ormai non più idonea a garantire sicurezza e condizioni di lavoro dignitose. La richiesta segue la visita ispettiva del 9 luglio effettuata dal segretario regionale Giuseppe Ninu con i dirigenti Giovanni Scarciolla e Michele Ripanti, che hanno riscontrato gravi criticità strutturali e organizzative. “La situazione della Casa circondariale di Pescara è ormai oltre ogni limite di tollerabilità”, denuncia il segretario generale Donato Capece, aggiungendo che “non è più sufficiente promettere interventi, occorre assumere decisioni immediate e coraggiose”. L’istituto ospita 396 detenuti a fronte di una capienza di 276 posti, con un sovraffollamento del 43%, aggravato dall’inutilizzabilità di una sezione penale danneggiata dalla rivolta del febbraio 2025. Il sindacato segnala celle apribili dall’interno, videosorveglianza in gran parte fuori uso, recinzioni degradate, locali privi dei requisiti minimi e gravi problemi igienico-sanitari. “Se un detenuto riesce ad aprire il blindato con un elastico, significa che il sistema di sicurezza ha raggiunto livelli inaccettabili”, affermano i rappresentanti del SAPPE, che attribuiscono la responsabilità al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Provveditorato regionale. “La nostra richiesta di chiusura può apparire drastica, ma rappresenta ormai l’unica strada praticabile”, concludono, sostenendo che la costruzione di un nuovo istituto sarebbe più economica e garantirebbe condizioni conformi ai principi costituzionali e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
commenti











