Uil Abruzzo commenta i dati Inail del primo quadrimestre 2026, rilevando che la diminuzione delle denunce di infortunio mortale – da otto a tre rispetto allo stesso periodo del 2025 – non può essere letta come un segnale di miglioramento complessivo. Come ricordano Michele Lombardo (foto in apertura) e Valerio Camplone, “anche solo una vittima sul lavoro rappresenta uno stato di emergenza, per cui è necessario trovare le corrette soluzioni”. Il sindacato richiama infatti l’attenzione sull’aumento degli infortuni, saliti da 3.776 a 3.940 (+4,3%), e delle malattie professionali, da 3.091 a 3.326 (+7,6%). Una tendenza che, spiegano i due rappresentanti, “racconta una realtà diversa da quella di un sistema che avrebbe già imboccato la strada del miglioramento strutturale” e che evidenzia criticità ancora presenti sul piano organizzativo e preventivo. Particolarmente rilevante anche la crescita degli infortuni in itinere, passati da 455 a 561 casi (+23%), elemento che per la Uil impone una riflessione su tempi di lavoro, stress e mobilità. Allo stesso tempo, l’aumento delle denunce non riguarda più solo i settori tradizionalmente esposti: “crescono le denunce nella sanità, nel trasporto, nel commercio e in diversi comparti del terziario”, osservano Lombardo e Camplone.

Sul fronte delle malattie professionali, prosegue l’incremento delle patologie del sistema osteomuscolare, considerate un indicatore dell’impatto di carichi, posture e ritmi produttivi. Per la Uil Abruzzo è necessario rafforzare vigilanza, controlli e formazione. In questo senso, il sindacato ricorda la proposta avanzata al tavolo regionale ex articolo 7 del d.lgs. 81/2008: “La formazione non può essere considerata un mero adempimento burocratico. Deve diventare uno strumento permanente di prevenzione, cultura della sicurezza e partecipazione dei lavoratori”. In chiusura, Lombardo e Camplone ribadiscono che il calo delle morti sul lavoro è un segnale positivo, ma non sufficiente: “Gli aumenti registrati negli infortuni e nelle malattie professionali ci dicono che la sfida della sicurezza in Abruzzo è tutt’altro che vinta e che servono azioni più incisive, coordinate e strutturali”.












