Gianguido D’Alberto come Giovanni Senzaterra: il secondo senza più regno, il primo senza voti e con lo scranno che traballa. Il sindaco di Teramo è andato sotto in consiglio comunale, e in modo netto. È mancato il numero legale per procedere alla surroga della prima dei non eletti al posto di Anastasia Liouras, neo assessore subentrata alla dimissionaria Alessandra Ferri. Su 21 consiglieri erano presenti in 12. Per molti, solo l’ultimo degli avvertimenti recapitati al primo cittadino dopo il rimpasto di giunta delle scorse settimane: un’operazione rimasta di fatto limitata alla sostituzione di un solo assessore e che continua a suscitare malumori nella maggioranza, soprattutto per gli equilibri interni tra le diverse correnti. D’Alberto, a Consiglio saltato, ha scelto la via della calma, dichiarandosi non preoccupato e assicurando che l’amministrazione proseguirà senza scossoni. Dovrà però fare i conti con una governance cittadina che sembra non essere più saldamente nelle sue mani e che apre interrogativi sui prossimi sviluppi politici. La minoranza, intanto, parla di “farsa” e sostiene che per questa amministrazione “si è arrivati al capolinea”. (Scorri per gli articolo correlati)
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