Mario Cozzi, consigliere comunale di Forza Italia, interviene sulla situazione di Teramo con un duro richiamo all’amministrazione comunale. «Disattese le promesse, restano solo le chiacchiere. Ormai questa Amministrazione sembra andare avanti a slogan, annunci e conferenze stampa, mentre i problemi reali della città restano lì, sotto gli occhi di tutti». Per il consigliere «Teramo oggi appare come una nave senza bussola, trascinata più dagli equilibri interni della maggioranza e dalle ambizioni personali che da una vera idea di governo della città». Cozzi sottolinea che da mesi si susseguono annunci su grandi progetti, in particolare legati al Pnrr, «come se bastasse pronunciare quella sigla per risolvere ogni problema». Tuttavia, aggiunge, «troppo spesso resta tutto sulla carta. E quando qualcosa si concretizza, si pagano cifre e tempi raddoppiati ,Intanto i cittadini continuano a fare i conti con una città sempre più confusa, trascurata e priva di una visione generale».

“…la città perde sicurezza e vivibilità giorno dopo giorno!“

Sulla sicurezza, Mario Cozzi osserva che «assistiamo quotidianamente a episodi di risse, violenza e degrado nel centro cittadino» e si chiede «perché non si aumentano i controlli? Perché non si rafforza davvero la presenza sul territorio?». Ricorda che «ci sono vigili che potrebbero entrare in servizio e dare una mano concreta, ma evidentemente manca una direzione chiara» e avverte che «non si può continuare a fare finta di niente mentre la città perde sicurezza e vivibilità giorno dopo giorno». Anche il problema dei cinghiali viene citato come esempio emblematico: «Possibile che non si riesca a trovare una soluzione seria? Anche qui si rincorre l’emergenza senza mai affrontarla davvero. È il simbolo perfetto di un’amministrazione che naviga a vista». Sul fronte dei lavori pubblici la situazione è definita ancora più critica. Cozzi parla di «cantieri Enel e fibra» che hanno creato «strade aperte ovunque, lavori fatti senza programmazione e senza controlli adeguati, sampietrini distrutti, rattoppi continui e cittadini lasciati nel caos». «Si rompe oggi per rifare domani, e poi si torna di nuovo a scavare», sottolinea, descrivendo Teramo come «una città trasformata in un cantiere permanente ma senza ordine né coordinamento».

“…un nuovo direttore generale? Abbiano già sette dirigenti, un segretario generale e nove assessori…”

Pur riconoscendo le difficoltà della ricostruzione post-sisma, il consigliere rimarca che «qui manca persino la gestione dell’ordinario. E se non si riesce a governare il quotidiano, diventa difficile pensare di poter affrontare le grandi sfide». Servirebbe, a suo avviso, «organizzazione, presenza, controllo» soprattutto sulla viabilità e sugli accessi al centro storico, mentre «regna la confusione». Cozzi esprime poi perplessità sull’ipotesi dell’arrivo di un direttore generale: «Sinceramente non credo che la soluzione possa essere il direttore generale di cui si vocifera l’arrivo. Il Comune di Teramo ha già sette dirigenti, un segretario generale e nove assessori. Il problema non è aggiungere altre poltrone, ma capire chi controlla realmente l’operato di questa amministrazione».

“…la sensazione è che nessuno tenga il timone di questa amministrazione…”

«La sensazione diffusa – dice Cozzi – è che nessuno stia davvero tenendo il timone». Riferendosi all’ultimo Consiglio comunale, il consigliere spiega che l’opposizione «avrebbe potuto uscire dall’aula e far cadere il numero legale. Non lo abbiamo fatto per senso di responsabilità istituzionale». Tuttavia si domanda perché eventuali tensioni nella maggioranza non siano emerse «sui provvedimenti importanti» come rendiconto, Dup o variazione di bilancio, preferendo invece «fare scena su questioni di scarso rilievo, giusto per far vedere i muscoli». «Queste sono banalità, giochi di palazzo che non interessano più a nessuno mentre la città continua a peggiorare», afferma ancora Cozzi, secondo il quale «ormai Teramo appare stanca, sfiduciata, quasi rassegnata». Il rischio più grave, conclude, è che «la città si abitui lentamente al disordine, al degrado e all’inefficienza come fossero normalità» e che ci si rassegni «all’idea che tutto debba andare avanti così, tra promesse annunciate e problemi lasciati marcire».