Il comparto vitivinicolo abruzzese si apre ufficialmente alla viticoltura di montagna attraverso l’ingresso della Regione all’interno del Cervim, l’organismo internazionale che tutela e promuove la coltivazione della vite in contesti geografici complessi. La novità è emersa durante il convegno dedicato alle vigne eroiche d’altura svoltosi a L’Aquila, nel contesto della manifestazione Vinorum. L’iniziativa segna un cambio di passo strategico per il territorio, orientato a considerare i vigneti montani non solo come siti produttivi, ma come elementi strutturali dell’identità e della biodiversità delle aree interne.La scelta istituzionale risponde alle attuali sfide poste dai mutamenti climatici, muovendosi verso un modello che privilegia la qualità e la specificità produttiva rispetto ai grandi volumi. In quest’ottica, la capacità di coltivare in quota senza alterare l’equilibrio ambientale diventa uno strumento per valorizzare zone altrimenti marginali, sfruttando la peculiarità geografica di una regione che unisce la prossimità della costa ai rilievi montuosi. A supporto di questa visione, l’amministrazione regionale ha programmato un piano di investimenti strutturati nella ricerca scientifica applicata al settore, stanziando oltre sei milioni di euro per un progetto di filiera. Le attività di studio, che vedranno la collaborazione del Crea e del Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo, si concentreranno sulla salvaguardia della biodiversità e sullo sviluppo di strategie di adattamento al clima per i prossimi decenni. Il dibattito, che ha visto la partecipazione di amministratori locali, tecnici ed esponenti del settore tra cui i vertici del Consorzio di Tutela, del Cervim e dell’associazione Città del Vino, oltre a diversi produttori ed enologi operanti sul territorio, ha ribadito come il prodotto finale rappresenti un veicolo di promozione culturale e paesaggistica, capace di testimoniare la complessità e l’autenticità dei territori di provenienza.