La retrocessione del Pescara in Serie C ha innescato gravi disordini nelle aree limitrofe allo stadio Adriatico subito dopo la conclusione della partita. La delusione sportiva si è trasformata in una protesta violenta che ha coinvolto l’esterno dell’impianto, dove diversi gruppi di tifosi hanno bersagliato il settore della tribuna con il lancio di pietre, fumogeni, razzi e numerosi ordigni pirotecnici. La situazione è degenerata rapidamente in scontri diretti, costringendo le forze dell’ordine a un massiccio intervento per tentare di riportare la calma. Il bilancio dei tafferugli è particolarmente critico per il personale in servizio. Almeno dieci agenti del Reparto Mobile hanno riportato ferite e sono stati costretti a ricorrere alle cure ospedaliere. Durante le operazioni, necessarie per disperdere la folla, la polizia ha fatto ricorso all’utilizzo di gas lacrimogeni nel tentativo di arginare il lancio continuo di bombe carta, stimato in oltre cento unità. I danni materiali hanno riguardato anche diverse autovetture parcheggiate nella zona, colpite dagli oggetti lanciati durante i tumulti. Sul posto sono intervenuti in modo congiunto agenti di polizia, carabinieri, uomini della Guardia di Finanza e della polizia locale, mentre i vigili del fuoco si sono adoperati per estinguere alcuni principi di incendio divampati durante la protesta. In queste ore gli investigatori della Digos della Questura di Pescara stanno analizzando i filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza, sia interne che esterne alla struttura, con l’obiettivo di identificare i responsabili delle violenze e dei danneggiamenti. Parallelamente, dalle rappresentanze sindacali di polizia sono giunte osservazioni critiche in merito alla consistenza numerica del contingente di sicurezza impiegato per gestire l’evento. (Foto di repertorio)
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