Un’importante scoperta scientifica accende i riflettori sulle Grotte di Stiffe, confermando il sito come un ecosistema di inestimabile valore non solo geologico, ma anche biologico. Uno studio condotto da Andrea Valeri, ricercatore dell’Università dell’Aquila, e pubblicato sulla rivista scientifica Check List, ha documentato la presenza di una numerosa colonia di Rhinolophus euryale all’interno del complesso ipogeo. Nota comunemente come ferro di cavallo per la singolare conformazione del naso, questa specie era considerata estremamente rara in Abruzzo, con un unico avvistamento certo risalente a oltre vent’anni fa. La ricerca suggerisce che la presunta rarità della specie sia dovuta più alla carenza di monitoraggi sistematici che a un’effettiva assenza sul territorio, sottolineando l’importanza della sorveglianza ambientale continua per la tutela della biodiversità. L’individuazione di questa popolazione rappresenta un traguardo fondamentale per la conservazione naturale in Italia, poiché il Rhinolophus euryale è attualmente classificato come specie vulnerabile. La sua sopravvivenza è minacciata a livello nazionale dalla perdita degli habitat boschivi e dall’impatto dell’agricoltura intensiva, rendendo le Grotte di Stiffe un presidio cruciale per la salvaguardia dei chirotteri. Questo risultato arricchisce il prestigio del sito situato nel Parco regionale Sirente Velino, che nel 2025 ha registrato numeri da record con oltre 67.000 visitatori, consolidando la sua posizione tra le mete speleologiche più amate d’Italia. La scoperta impone ora una gestione ancora più responsabile del patrimonio naturale, coniugando il crescente successo turistico e la promozione internazionale con la necessità di proteggere un equilibrio ecologico fragile e prezioso.