L’associazione ALTVELOX, informa un comunicato, ha notificato al Prefetto di Teramo un atto di significazione e diffida finalizzato alla immediata sospensione in autotutela del decreto prefettizio del 9 marzo 2026. L’iniziativa legale contesta la legittimità del provvedimento con cui sono state autorizzate numerose tratte stradali per il rilevamento a distanza delle violazioni ai limiti di velocità e al divieto di sorpasso, ravvisando una mancanza di una verifica pubblica, analitica e documentabile dei requisiti richiesti dal D.M. 11 aprile 2024. Secondo l’associazione, l’amministrazione si sarebbe limitata ad affermare la regolarità delle postazioni attraverso una formula generale di conformità, omettendo di pubblicare i dati tecnici essenziali, quali i tassi di incidentalità documentati, le velocità operative medie e le perizie plano-altimetriche che giustifichino l’installazione dei dispositivi.

Il nucleo della contestazione, si legge nel comunicato, riguarda l’applicazione dell’articolo 6 del citato decreto ministeriale, il quale impone che gli apparati già attivi siano sottoposti a una rigorosa verifica tecnica, stabilendo che tali strumenti devono essere adeguati entro dodici mesi e, decorso tale termine, devono essere disinstallati sino all’adeguamento. ALTVELOX sostiene che il nuovo quadro normativo non possa essere soddisfatto da attestazioni astratte prive di supporto documentale ostensibile, richiedendo invece la piena trasparenza sugli atti istruttori della Polizia Stradale e degli enti proprietari delle strade. Per tali ragioni, l’associazione ha chiesto il riesame dell’intero assetto autorizzativo provinciale, e la disattivazione immediata delle postazioni non assistite da documentazione completa, ribadendo che l’obiettivo non è contrastare la sicurezza stradale, ma evitare che l’azione amministrativa resti priva di piena trasparenza sugli atti e di presupposti oggettivi. Questa azione, conclude il comunicato a firma del presidente Gianantonio Sottile Cervini, si inserisce in una strategia nazionale che ha già coinvolto altre realtà, come la Prefettura di Napoli, e proseguirà nelle sedi giudiziarie qualora non giungano riscontri basati su documentazione oggettiva e verificabile.

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