Nafta nei laboratori, rischio sismico e competenze del Commissario al centro del nuovo intervento dell’associazione ambientalista.
Il Forum H2O torna a intervenire, con una nota che riportiamo in sintesi, sulla messa in sicurezza del sistema del Gran Sasso, richiamando istituzioni e soggetti coinvolti a decisioni rapide e coerenti. Al centro dell’attenzione restano tre nodi ritenuti decisivi: la presenza di sostanze pericolose nei laboratori sotterranei, la frammentazione degli interventi progettuali e il tema del rischio sismico legato a infrastrutture strategiche. Sul primo punto, l’associazione ribadisce la necessità di allontanare senza ulteriori rinvii le circa mille tonnellate di nafta dell’esperimento LVD ancora presenti nei laboratori di fisica. Pur riconoscendo l’iniziativa del Commissario straordinario Caputi, sfociata in una recente riunione a Palazzo Chigi, il Forum H2O sottolinea che “nessun accordo di ricerca può derogare alle leggi che tutelano la pubblica incolumità”. La Regione Abruzzo aveva già imposto la rimozione delle sostanze pericolose nel 2018 e nello stesso anno la magistratura aveva sequestrato la captazione di acqua potabile, sottraendo miliardi di litri a un territorio che conosce periodi di razionamento. Per l’associazione, dunque, “non esistono più alibi per procrastinare un allontanamento obbligatorio”.
Critiche arrivano anche sull’ipotesi che l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare proceda autonomamente con interventi nei laboratori sotterranei. Il Forum richiama esplicitamente la legge che ha istituito la figura commissariale, ricordando che la messa in sicurezza delle attività preesistenti è affidata agli interventi determinati dal Commissario. Da qui la contestazione di una gestione “a spezzatino”, ritenuta priva di basi giuridiche e potenzialmente inefficace. Infine, il capitolo più delicato: il rischio sismico. Gallerie autostradali, acquedotti e laboratori intersecano la faglia attiva e capace di Campo Imperatore, in grado non solo di produrre forti scuotimenti ma anche dislocazioni permanenti del terreno. La faglia si trova a poche centinaia di metri dai laboratori e, come ricordato dal Forum H2O, eventi recenti sull’Appennino hanno dimostrato che simili dislocazioni possono manifestarsi anche a distanza di chilometri. Di fronte a dichiarazioni rassicuranti comparse sulla stampa, l’associazione avverte che “non si può limitare la valutazione alle sole condizioni statiche delle strutture, ignorando quelle dinamiche”. Le opere previste per la messa in sicurezza dovranno essere sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale, che impone di analizzare la vulnerabilità ai grandi incidenti e alle calamità. Inoltre, le linee guida della Protezione civile nazionale indicano chiaramente la necessità di programmi specifici di verifica e approfondimento per le infrastrutture esistenti in aree interessate da faglie attive. Un richiamo che, secondo il Forum H2O, rende imprescindibile una progettazione unitaria e fondata su un’analisi completa dei rischi, prima di qualsiasi intervento.













