Il dibattito sulla realizzazione del biodigestore a Teramo torna ad accendersi. Il consigliere regionale Paolo Gatti, affidandosi a un reel sui social, critica apertamente il sindaco Gianguido D’Alberto per la comunicazione adottata sul reperimento dei fondi.
In particolare, Gatti contesta il riferimento alle “risorse intercettate dal PNRR e dalla CdP” utilizzato dal primo cittadino, sottolineando come la Cassa Depositi e Prestiti non eroghi fondi a fondo perduto, ma prestiti che ricadono direttamente sugli enti e, di conseguenza, sui cittadini.
«CdP – ha dichiarato Gatti – il sindaco di Teramo non lo dice, è la Cassa Depositi e Prestiti, cioè quella struttura verso la quale si rivolgono gli enti pubblici normalmente per fare mutui, per ottenere prestiti. Un prestito da 15 milioni. Questa cosa non si dice: si dice che abbiamo intercettato risorse. Quindi praticamente un cittadino, quando la mattina va in banca a chiedere un mutuo, intercetta risorse della banca».
Il consigliere regionale definisce questo modo di comunicare “poco serio”, aggiungendo che il tema centrale non è la bontà o meno del biodigestore, ma la mancata trasparenza sui costi reali dell’operazione.
«Fare un biodigestore può essere una buona idea. Ottenere fondi dal PNRR tre anni fa era abbastanza semplice: furono ottenuti 28 milioni di euro. Ma per la lentezza cronica di questa amministrazione ci sono voluti tre anni per fare il progetto, e quindi quei 28 milioni non bastano più: ne servono 43. Bisogna fare 15 milioni di euro di mutuo che contraggono i cittadini teramani e che dovranno restituire in trent’anni» ha aggiunto Gatti.

Secondo il consigliere, la questione andrebbe affrontata con maggiore franchezza da parte dell’amministrazione comunale:
«Bisognerebbe dire a petto in fuori e a testa alta: faremo un biodigestore, e siccome è una cosa importante, faremo indebitare i cittadini teramani. Questo non è stato detto, e non è un modo di fare politica né onesto, né serio, né corretto».
Gatti evidenzia anche i rischi legati alle scadenze del PNRR:
«O i teramani ripagheranno in trent’anni questo mutuo, se tutto andrà bene, oppure addirittura il biodigestore non si farà mai, perché ci sono scadenze – 30 giugno 2026 e 31 dicembre 2026 – che, senza proroghe, non consentiranno la realizzazione dell’impianto, e i 28 milioni del PNRR andranno perduti».
Il consigliere conclude invitando l’amministrazione a maggiore onestà comunicativa:
«Questa è la verità. Se l’amministrazione iniziasse a dire le cose come stanno e magari qualche volta anche a chiedere scusa per qualche errore, sarebbe molto meglio».