L’inchiesta sul caso di violenza che ha coinvolto una dodicenne a Sulmona prosegue con l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati. I carabinieri hanno acquisito telefoni, computer e altri apparecchi per esaminarne il contenuto, con l’obiettivo di ricostruire la rete di diffusione dei video e identificare altri eventuali responsabili.

Al momento, il numero degli indagati è salito a tre. Ai due giovani inizialmente coinvolti, un diciottenne e un quattordicenne, sarebbero tra loro cugini, si è aggiunto un diciassettenne, sospettato di essere l’autore materiale di uno dei video che circolavano nelle chat. I tre sono accusati di “revenge porn”, ma i due più grandi devono rispondere anche del reato di violenza sessuale aggravata in concorso. Il quattordicenne, sentito dai magistrati, si è detto completamente estraneo ai fatti.

Gli inquirenti ritengono che i video della violenza siano stati usati come strumento di minaccia e ricatto nei confronti della vittima. Si sta valutando la posizione di altri giovani che potrebbero aver diffuso i filmati o averli commentati in un gruppo WhatsApp.

Nelle prossime ore, la Procura dei minorenni dell’Aquila sentirà la ragazzina in un interrogatorio protetto, assistita da psicologi. La sua testimonianza, già raccolta nella denuncia, sarà cruciale per fare chiarezza su una vicenda che si protraeva da circa due anni.

In un’intervista rilasciata a SKYTG24 l’avvocato della ragazza ha riferito che “La bambina è fortemente provata, sente un forte senso di umiliazione, di frustrazione, piange, ha detto di sentirsi ferita, violata soprattutto nell’animo. La ragazzina va a scuola, cerca di andare avanti con la sua vita. I genitori ringraziano per la solidarietà ricevuta, ma chiedono rispetto“.