Anche il comune di Controguerra, è stata tra i territori al centro della vasta operazione antidroga denominata “Grandsons 2” (guarda il servizio in calce). Il blitz, condotto dalla Squadra Mobile di Ascoli Piceno e dal Servizio Centrale Operativo – sezione SISCO – di Ancona, ha portato allo smantellamento di un’organizzazione criminale con metodi simili a quelli della ‘ndrangheta, radicata nelle Marche ma con significative ramificazioni anche in Abruzzo, nella provincia di Teramo.

A capo del sodalizio vi era un 50enne, soprannominato “lo zio”, già legato alla cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura della ‘ndrangheta. L’uomo aveva ricreato un vero e proprio clan criminale, utilizzando armi, intimidazioni e violenze. Tra i suoi affiliati figuravano sia soggetti calabresi che albanesi.

La base operativa del gruppo era un’abitazione abusiva a Porto d’Ascoli, utilizzata per il confezionamento di droga (cocaina, eroina e hashish) e la custodia di un arsenale che includeva pistole, fucili a canne mozze e persino una bomba a mano, quest’ultima scoperta per puro caso. Si stima che il giro d’affari mensile ammontasse a decine di migliaia di euro, con una media di tre chili di stupefacenti smerciati al mese. A Controguerra, così come in altre località della Val Vibrata, avvenivano regolarmente consegne di droga e incontri tra gli affiliati.

L’organizzazione mostrava una rigida gerarchia, impiegando donne e persino minorenni per il confezionamento e la consegna della droga. Le indagini hanno evidenziato come il gruppo mantenesse le sue attività anche all’interno delle carceri, attraverso l’uso illecito di telefoni e “pizzini”.

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