Il Tribunale dell’Aquila che ha inflitto pene per complessivi 66 anni di carcere a dodici persone coinvolte in un vasto traffico di cocaina che interessava la città e le zone limitrofe. L’operazione ha svelato un sistema ben organizzato di acquisto, occultamento e distribuzione di sostanze stupefacenti.
Le indagini, condotte dalla Polizia, avevano portato alla luce un inquietante modus operandi, con alcuni degli imputati sorpresi a nascondere la droga nei pressi dei cimiteri di L’Aquila, Ocre e Bagno. La cocaina, secondo quanto emerso nel corso del processo, veniva approvvigionata nelle aree di Roma, Tivoli e della Marsica, per poi essere stoccata sottoterra in attesa di essere smerciata.
Un aspetto particolarmente allarmante dell’inchiesta ha riguardato il presunto coinvolgimento di alcune donne che, trovandosi in difficoltà nel saldare i propri debiti di droga, sarebbero state costrette a prostituirsi.
Il tribunale ha ritenuto colpevoli i principali imputati, in gran parte di nazionalità albanese, contestando loro l’aggravante dell’associazione a delinquere. La pena più elevata, pari a 16 anni di reclusione, è stata inflitta a Idajet Saliaj. A seguire, sono arrivate le condanne a 10 anni per Marius Lazaj, 8 anni per Thair Selmanj, e 7 anni ciascuno per Misrad Aljiaa, Adi Saliaj, Kujtim Saiti ed El Mati Ettalhaouy. Pene minori sono state comminate a Lokman Dauti, condannato a sei mesi, e ad Andrea Falancia, che ha ricevuto dieci mesi con la condizionale per reati considerati di minore gravità.
Una pena più lieve rispetto alle richieste dell’accusa è stata decisa per Thairi Berat, condannato a 4 anni e un mese in seguito alla caduta dell’accusa di associazione a delinquere. Sono stati invece assolti Bledar Shedaj e Cesare Zugaro.
Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Pasquale Milo, Antonio e Francesco Valentini, e Marzia Lombardo, ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello contro la sentenza. La vicenda giudiziaria, che ha scosso la comunità locale, è dunque destinata a non concludersi qui.














Lascia un commento