Ivan Graziani, il noto cantautore scomparso nel 1997, celebra gli ottant’anni. Sarà una festa di compleanno itinerante, organizzata da Filippo, figlio del grande musicista con la partecipazione di altri noti cantanti come Irene Grandi e Mario Biondi. Il tour prenderà il via il 16 marzo e farà tappa in sei città: Rimini, Milano, Roma, Firenze, Bologna e Ancona. Niente Teramo, la città dove il cantante è nato 80 anni fa e che non ha abbastanza fondi (o memoria!) per festeggiare il grande Ivan. Un anniversario che invece merita di essere festeggiato con tutti gli onori, specie nella città di Ivan, uno dei cantautori più autentici e amati della musica italiana. La sua morte, nel 1997, ha lasciato un vuoto nel panorama musicale che ancora oggi viviamo.
Eppure, dopo quasi tre decenni, ci troviamo a commemorarlo con una festa itinerante, che farà tappa in sei città italiane. Milano, Roma, Firenze, Bologna, Rimini e Ancona: una girandola di emozioni, musica e tributi. Ma c’è un’assenza che non possiamo ignorare. Non sarà la città che ha dato i natali a Ivan Graziani ad ospitare una tappa del tour. E non per mancanza di affetto, ma per una più prosaica mancanza di fondi. O di memoria? Quando un artista come Ivan Graziani, capace di scrivere canzoni che ancora oggi emozionano intere generazioni, viene dimenticato dalla sua stessa città natale, il messaggio che arriva è chiaro: non ci sono più radici, non c’è più il legame forte che un tempo univa gli artisti alla loro terra. Non c’è la voglia di celebrare quel talento che, come un fiore raro, è nato in una provincia lontana dal centro del potere culturale italiano, ma che ha saputo farsi amare da tutti. Un po’ meno, forse, nella città natale, prigioniera del suo presente, incapace di riconoscere la sua storia e di celebrare la sua grandezza.

Filippo Graziani, insieme a Irene Grandi, Mario Biondi e ad altri noti musicisti, ha deciso di rendere omaggio a suo padre con un tour che è certamente un evento da non perdere per chi ama la musica e la cultura italiana. Eppure, questa festa ha il sapore di una grave dimenticanza. Come può Teramo rimanere a guardare mentre città come Rimini o Bologna si godono il privilegio di ospitare un concerto dedicato a uno dei suoi figli più illustri? È la mancanza di riconoscenza che fa più male, la dimostrazione di come spesso le piccole città italiane dimenticano i loro figli migliori, pronti a cercare altrove e a ignorare ciò che è loro. Non stiamo parlando, infatti, di un evento qualunque. La musica di Ivan Graziani non ha solo un valore artistico, ma racconta un personaggio, una generazione, una società, una realtà che non c’è più. La sua è una voce che ha saputo entrare nei cuori della sua gente e degli italiani con semplicità e profondità, che ancora oggi rimangono intatte. Eppure, la città che gli ha dato i natali non riesce nemmeno a trovare un piccolo fondo per organizzare una festa di compleanno decente, magari attingendo ai contributi che, proprio in questi giorni, la Regione distribuisce a destra e a manca.
La festa di compleanno di Ivan Graziani potrebbe essere anche un’occasione di riflessione sulla memoria culturale di questa città. O la memoria storica di un’artista deve essere celebrata solo in grandi città? Mentre le piccole realtà non sanno trovare il modo di rendere omaggio ai loro figli migliori. Visto che Ivan Graziani è e resterà una delle voci più forti della nostra musica. La sua città natale avrebbe dovuto essere il primo palcoscenico a dirgli “grazie” per tutto quello che ha fatto per la cultura musicale italiana. E invece, ancora una volta, Teramo è assente. Forse è tempo di capire che non basta una panchina con una targa a commemorare un genio. La memoria non si fa solo con oggetti simbolici, ma con azioni concrete, con scelte culturali che fanno bene alla comunità, non solo ai politici o agli amministratori di turno. La festa itinerante in onore di Ivan Graziani non sarà completa senza Teramo. Perché la memoria di un artista non si costruisce a suon di concerti nelle grandi città, ignorando le sue origini, i suoi luoghi e le sue radici.
Marcello Martelli















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