Due commercialisti di San Giovanni Teatino sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di usura. La vicenda coinvolge la titolare di una società immobiliare e i suoi due figli. L’inchiesta è in nata in seguito a una serie di operazioni economiche e finanziarie tra la donna e i due professionisti, culminando in un debito di 60 mila euro, ben oltre quello originariamente dovuto tra le 12 mila e 20 mila euro.
Secondo l’accusa, la donna avrebbe venduto un immobile ai commercialisti, ricevendo solo la metà del valore concordato, per poi scoprire che l’immobile veniva affittato a una sua società a un prezzo nettamente superiore al valore di mercato. Inoltre, la donna avrebbe sostenuto numerosi costi, tra cui spese notarili, deposito cauzionale e provvigioni, per un totale che si aggirerebbe su decine di migliaia di euro. Le operazioni hanno visto tassi di interesse abnormi, che secondo la Procura vanno dal 49,95% al 393,55%, configurando un caso di usura.
La prima udienza del processo si terrà il 6 maggio presso il Tribunale di Chieti. La titolare della società immobiliare si è costituita parte civile.














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