Tornano lentamente alla luce le vestigia dell’antico teatro augusteo di Teramo. Stamani durante una visita guidata con i funzionari della Sovrintendenza e con il sindaco D’Alberto, è stato fatto il punto sulla progressione dei lavori. Non privi di sorprese, nonostante le condizioni davvero non ottimali di quel che resta. Non è un mistero che nel corso dei secoli gran parte della struttura è stata cannibalizzata, utile alla costruzione di nuovi edifici. Si è infatti dovuto scavare fino a meno quattro metri solo per stilare una prima “carta d’identità” del teatro. Quando si avrà una mappatura completa si capirà quale dovrà essere l’iter per stilare il progetto definitivo. In questa breve intervista la dottoressa Collettini, responsabile regionale della Sovrintendenza fa il punto sui lavori di restauro:

GLI SCAVI

Gli scavi hanno rivelato una struttura imponente, in grado di ospitare circa 3000 persone. Sono stati ritrovati i gradoni, il palcoscenico, l’area riservata alle autorità, chiamata “proedria“. Una scoperta particolarmente interessante è stata quella di un sistema di drenaggio. Un’opera molto avanzata per l’epoca, completo di un tombino in marmo. Non sono mancate sorprese inaspettate, come i resti di 14 sepolture. Accuratamente raccolte, sono ora in attesa di essere analizzate per individuarne la datazione. E’ molto probabile, tuttavia, che possano risalire tra il 16° e il 17° secolo, quando il teatro di fatto non era più tale, inghiottito dalle case sopra edificate e si usava tumulare i defunti in prossimità delle abitazioni. Una consuetudine troncata con l’editto napoleonico del 1805 che impose la realizzazione dei cimiteri fuori dai centri abitati. Durante le fasi di scavo sono stati individuati alcuni degli elementi lapidei pertinenti alla cavea del teatro (blocchi, lastre e gradini), non più nella loro posizione originaria, ed altri riutilizzati nelle fondazioni dei palazzi abbattuti.

L’orchestra, la porzione del teatro di forma circolare posta fra la cavea e il palcoscenico, ha un diametro di circa 25 m. calcolabile dall’aditus maximus (ingresso all’orchestra) orientale a quello occidentale. Quest’ultimo, non visibile in precedenza per la presenza dei palazzi, è intuibile dalle lastre e da alcuni blocchi angolari individuati durante le indagini archeologiche nel settore nord-occidentale e di cui bisogna completare lo scavo. È stato inoltre riportato in luce, nella zona lastricata ai piedi dell’ima cavea, l’incavo su cui si impostava il balteus, cioè il muro costituito da lastre posizionate verticalmente e che circondava il fondo dell’orchestra e lo separava dalla cavea.

Il commento del sindaco Gianguido D’Alberto, sul teatro e sulla riqualificazione del quartiere:

Teramo Nostra ha avuto un ruolo importante nella futura rinascita del teatro romano. Il presidente Piero Chiarini:

Il cantiere archeologico è visitabile dal pubblico, dotato di audioguide che raccontano la storia del teatro e le fasi dei lavori di restauro.


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