di Enrico Squartini
Gli scavi archeologici in largo Madonna delle Grazie non sono mai stati nel cuore dei teramani, oscurati da altre antiche testimonianze all’apparenza più titolate. Tuttavia, seppur privi per il grande pubblico dell’aura della pregevolezza, sono un tassello importante nella storia della città. Di quella Intermania Urbs, il cui nome è impresso nel marmo sull’arco di Porta Reale, che nell’era tarda augustea, intorno al II secolo avanti Cristo, aveva un suo preciso e rilevante ruolo tra i confini dell’Impero. Possedeva un teatro, un anfiteatro e tante “domus”, soffocate nei secoli sotto le case del quartiere del “Cardo”. Privilegi concessi a poche città dell’epoca.
I resti della domus di Madonna delle Grazie videro la luce nei primi anni 90, e consegnati alla comunità circa dieci anni dopo, opportunamente protetti da una intelaiatura in metallo. Non un capolavoro di estetica, ma funzionale alla protezione dei pavimenti ornati e delle mura con intonaci dipinti rinvenuti in alcuni punti del sito. Ora, questi reperti sono di nuovo esposti ai capricci del clima. La copertura che ha svolto il suo lavoro per una ventina d’anni, è stata a suo tempo smontata. Cederà il posto ad una struttura nuova, con criteri innovativi per una migliore fruibilità. Fatto sta, però, che a distanza di più di un anno, della nuova copertura non c’è traccia, sostituita da alcuni teli nei luoghi sensibili. Una “pecetta”, si direbbe tra i vicoli della Teramo d’altri tempi.
“Una protezione di nessuna efficacia che anzi – dice un esperto in materia – può addirittura peggiorare le cose. I teli trattengono l’acqua piovana e formano dei veri e propri invasi , pericolosi per la conservazione di quanto c’è sotto“. Cosa rimarrà in futuro se non si provvederà al più presto, lo sapremo quando la Soprintendenza, che ha la potestà sul sito, deciderà di intervenire. “Sarebbe opportuno – aggiunge ancora l’esperto – documentare la situazione attuale e poi confrontarla con quella a lavori finiti, potremmo avere brutte sorprese. Non vorrei – conclude il nostro interlocutore – che il sito paghi lo scotto dei lavori al teatro, che sia passato in second’ordine per una questione di priorità legata alla disponibilità dei fondi concessi a Teramo. Se così fosse, pur riconoscendo l‘importanza del teatro romano, non capisco perchè altre aree debbano essere lasciate morire”.
In questa vicenda il Comune non c’entra. O meglio non direttamente. Ma da padrone di casa dovrebbe far suonare la sveglia nelle orecchie di chi dovrebbe occuparsene. Il patrimonio archeologico di Interamnia Urbs va tutelato tutto. Non solo quando richiama telecamere e fotografi.


















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