Il Consiglio regionale ha dato il via libera definitivo alla legge sul riordino del sistema idrico, introducendo però una modifica significativa rispetto al testo originario. Grazie a un emendamento trasversale, la decisione sulla struttura dell’Ambito Territoriale Unico Regionale non sarà più immediata, ma verrà preceduta da un approfondimento tecnico. Il nuovo impianto normativo affida infatti all’ERSI (Ente Regionale per il Servizio Idrico) il compito di redigere uno studio di fattibilità sulla eventuale suddivisione in sub-ambiti. La Giunta regionale, successivamente, assumerà la decisione finale, se confermare l’ambito unico o individuare sub-ambiti. Tuttavia con una condizione: solo dopo aver acquisito il parere obbligatorio delle commissioni consiliari competenti. Una procedura che restituisce un ruolo più attivo ai territori interessati. L’emendamento ha ottenuto un largo consenso bipartisan. Per il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri l’acqua sarà di nuovo gestita in house, però da società pubbliche detenute dai Comuni. Con un triplice obiettivo: lasciare le tariffe pressocchè invariate, ottimizzare la gestione e portare l’acqua dove in alcuni periodi dell’anno oggi manca. Nel corso del dibattito è emersa una netta preferenza per la divisione in due sub-ambiti territoriali, ritenuta la soluzione più equilibrata per conciliare le esigenze di riforma con le peculiarità locali. Paolo Gatti di Fratelli d’Italia è intervenuto con particolare attenzione sulla situazione della società teramana Ruzzo Reti. Il consigliere ha sottolineato il percorso di risanamento compiuto dall’azienda, passata da una fase di difficoltà economiche a un modello di efficienza gestionale, riconosciuto anche da Arera con un premio di 3,4 milioni di euro per la riduzione delle dispersioni idriche e la qualità dei servizi. Gatti ha auspicato che sull’argomento si facciano da parte le tifoserie politiche e che si guardi invece agli interessi dei cittadini. Si è espresso, infine, in favore di un approccio graduale alla riforma, con un primo passaggio da sei a quattro gestori e il successivo assetto su due sub-ambiti a partire dal 2032. Una tempistica che consentirebbe alla Ruzzo Reti di consolidare ulteriormente i risultati ottenuti prima di eventuali nuove aggregazioni.