L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 persone, di cui 16 trasferite in carcere e 2 ai domiciliari. Un episodio centrale dell’inchiesta riguarda il sequestro di persona del padre di un intermediario, prelevato a Sulmona e trasportato in un’abitazione al confine tra Lazio e Abruzzo; qui l’uomo è stato minacciato con una pistola alla testa per costringere il figlio a restituire 200 mila euro sottratti al sodalizio. Il gruppo criminale, considerato tra i più pericolosi della Capitale e vicino a referenti del clan Senese, è accusato a vario titolo di traffico internazionale di stupefacenti, estorsioni, porto d’armi e tentato omicidio, con l’aggravante del metodo mafioso. Gli inquirenti hanno ricostruito una violenta faida con una fazione rivale per il controllo delle piazze di spaccio nel quartiere Tuscolano, culminata in sparatorie e nel tentato omicidio di due persone tra novembre e dicembre 2025. Per regolare i conti, i vertici dell’organizzazione avrebbero persino assoldato un sicario cileno proveniente dalla Spagna, sventando almeno cinque ulteriori agguati grazie all’intervento dei militari nel mese di aprile. Oltre alla violenza sul territorio, l’inchiesta ha evidenziato una preoccupante permeabilità del carcere di Rebibbia, dove il sodalizio sarebbe stato in grado di mantenere contatti con detenuti di alto profilo e influenzare le dinamiche interne alla struttura. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. (Foto di repertorio)
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