A seguito della recente consultazione referendaria ad Atri, i promotori Gabriella Liberatore, Gianluigi Antonelli (Sinistra Italiana), Paola Romualdi e Livio Nespoli (Partito Democratico) hanno diffuso una nota congiunta per analizzare il percorso politico e sociale che ha preceduto il voto. Il punto di partenza viene individuato nella presentazione del volume Undici – Racconto di un’elezione sospesa, descritto come un momento di analisi volto a “riportare l’attenzione sui fatti e sul loro impatto reale, sottraendoli a narrazioni distorte“. Secondo i firmatari, l’opera editoriale avrebbe innescato una riflessione pubblica su temi quali l’etica e la trasparenza, portando successivamente alla creazione di un comitato spontaneo di cittadini. In merito a questa iniziativa, gli esponenti dichiarano che si è trattato di un percorso “libero, aperto e indipendente, fondato sulla convinzione che la partecipazione non possa essere condizionata né compressa da logiche di appartenenza”.

Il comunicato prosegue esaminando il contesto del dibattito, evidenziando come l’organizzazione di incontri tecnici con giuristi e costituzionalisti abbia fornito alla cittadinanza gli strumenti per una scelta consapevole. Commentando l’esito delle urne, i promotori affermano che il risultato non rappresenta la prevalenza di una fazione, bensì “l’affermazione di una comunità che ha saputo informarsi, partecipare e decidere liberamente”. Viene inoltre sollevata una critica al clima politico che ha caratterizzato la vigilia del voto. Nella nota si legge la denuncia di tentativi di delegittimazione e di logiche che gli autori definiscono simili a “vere e proprie liste di proscrizione”, contrapposte a quella che viene indicata come una risposta di “presenza, di responsabilità, di libertà” da parte della cittadinanza. In conclusione, oltre a rivolgere un ringraziamento all’avvocato Manola Di Pasquale per il contributo professionale offerto, i firmatari sottolineano la validità del metodo adottato, precisando che: “quando la realtà è più forte della narrazione (…) non si tratta più di un episodio isolato, ma dell’inizio di un percorso”.