La giovane rumena non credeva ai propri occhi mentre, con una monetina, grattava il “Gratta e vinci” acquistato in un bar di Carsoli. Un regalo del fidanzato operaio, suo connazionale, per celebrare l’8 marzo nel nome della Donna. Tra la polvere metallica distrattamente scansata con la mano, un gesto meccanico ripetuto chissà quante volte, ecco l’inaspettata sorpresa: un numerino magico con un “cotillon” da 500.000 euro. Prima qualche dubbio, poi la certezza: il biglietto è davvero vincente. Un 8 marzo da ricordare, che dà il via ai progetti e ai sogni covati da anni da vivere in coppia. Forse. È qui, però, che arriva il colpo di scena. La fidanzatina celebra la vincita a modo suo: Si dà all’improvviso uccel di bosco, portando con sé il prezioso regalo. Di lei nessuna notizia, non risponde al telefono e non si sa dove sia; forse in Romania, forse chissà dove. Il fidanzato, lì per lì, non la prende male, “amor, ch’a nullo amato amar perdona“, scrive Dante nel Canto V dell’Inferno. In un ultimo anelito di fiducia spera ancora che l’amata si faccia viva. Speranza vana. Morirà per sempre in una caserma della Guardia di Finanza. E’ lì che il giovane, amareggiato e disilluso, presenterà un esposto. Ora resta il dilemma sulla proprietà del biglietto: “È anche mio o non è più mio?“. Trattandosi di un regalo, “questo è il problema“. Un paradosso shakespeariano che finisce, ancora una volta, nelle mani di un giudice. (E.S)

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