Si è tenuto ieri presso la Biblioteca Melchiorre Delfico un convegno per fare chiarezza sulla riforma dell’ordinamento giudiziario in vista del referendum costituzionale. L’incontro, organizzato dal Comitato SÌ Riforma Teramo, ha visto la partecipazione di autorevoli esponenti della magistratura e dell’avvocatura per discutere una riforma definita “epocale” e necessaria per restituire credibilità alle istituzioni. Il convegno, moderato dall’Avvocato Valeria Misticoni (Coordinatrice del Comitato SÌ Riforma Teramo), ha ospitato relatori di rilievo nazionale: Giacomo Rocchi, Magistrato e Presidente della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, Gennaro Varone, Magistrato e Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Pescara e Massimo Micaletti, avvocato e relatore durante l’evento. Uno dei pilastri della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri (PM). Attualmente, secondo Gennaro Varone, il sistema a carriera unica alimenta una “cultura dell’arbitrio” in cui il PM non risponde dei risultati delle proprie iniziative, anche quando queste portano a sequestri che distruggono vite o a procedimenti che crollano in aula. Giacomo Rocchi ha sottolineato come la riforma miri a completare l’articolo 111 della Costituzione, garantendo un giudice realmente terzo e imparziale. Attualmente, il rischio è che il giudice, essendo collega del PM, subisca una sorta di “soggezione psicologica” che ne condiziona la terzietà. Una magistratura responsabile, è stato ribadito, è l’unica garanzia per i cittadini a fronte delle migliaia di ingiuste detenzioni registrate negli ultimi anni.

Un altro punto cruciale riguarda la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). I relatori hanno denunciato come il sistema attuale sia dominato dalle “correnti”, che spesso trasformano le nomine in un mercato basato su accordi di potere anziché sul merito; la riforma propone l’introduzione del sorteggio per la scelta dei membri magistrati nei due nuovi CSM (uno per i giudici e uno per i PM). “Il sorteggio non è umiliante per i magistrati“, ha spiegato, “è invece l’attuale sistema correntizio ad averci umiliati davanti ai cittadini“. Il sorteggio, del resto, è già previsto dall’ordinamento italiano per le Corti d’Assise e il Tribunale dei Ministri. Per garantire che i magistrati rispondano dei propri errori gravi, la riforma istituisce un’Alta Corte Disciplinare esterna al CSM. Oggi la sezione disciplinare è definita “domestica” e spesso benevolente verso i colleghi a causa della comune appartenenza alle correnti. La nuova Alta Corte sarà composta da 15 membri, tra cui magistrati di legittimità, avvocati con 20 anni di esperienza e professori universitari, garantendo così un giudizio autorevole e indipendente.













