Silvi in provincia di Pescara. È quanto si sta discutendo nella cittadina adriatica proprio in questi giorni. Silvi, sostiene il sindaco Andrea Scordella in un virgolettato pubblicato su Il Centro, “è stata spesso trattata come una terra di confine, mentre da Pescara arrivano attenzione, interesse, valutazioni positive“, ribadendo, tuttavia, che saranno i cittadini a decidere se lo vorranno.
Un addio al vecchio e storico capoluogo che, vuoi per lo spettro della costituenda Nuova Pescara che ingloberà Montesilvano e Spoltore (forse, qualche resistenza c’è, ma alla fine si farà), vuoi per lo scarso interesse della politica, sta letteralmente facendo vacillare il ruolo della città di Teramo. Una crisi che corre da lontano e che coinvolge entrambi i versanti della provincia.
Le cronache registrano il referendum tenuto a Valle Castellana nel 2020, con l’obiettivo di passare alle Marche: consultazione fallita per il mancato raggiungimento del quorum, con appena 446 votanti su 1.800 aventi diritto. “Meglio primi in Provincia che secondi a Roma“, avrà correttamente pensato parte degli elettori parafrasando Cesare. Un referendum che fu promosso da un comitato ad hoc e deliberato dal consiglio comunale, sindaco Camillo D’Angelo, attuale presidente della Provincia. A questo si aggiunge il desiderio atavico della Val Vibrata, terra dove in molti si sentono più ascolani che teramani, di tuffarsi nel Tronto e approdare sulla riva nord. Un boccone appetibile anche per la stessa Regione Marche, grazie al forte potenziale economico dell’area: fabbriche e aziende terziste – grandi, medie e piccole – con commesse di importanti marchi internazionali. Pur lontane dai fatturati degli anni ’80, complice la crisi globale, rappresentano ancora oggi la punta dell’industria teramana. Anche alle operose popolazioni vibratiane, tuttavia, consiglierei la saggezza di Cesare.
E poi c’è la costa. Solo un paio di settimane fa l’associazione Evoluzione Sostenibile ha lanciato il suo progetto: unire i comuni di Mosciano Sant’Angelo e Giulianova “per rafforzare la massa critica dei due territori, leva fondamentale per aumentare la competitività, migliorare i servizi e costruire una prospettiva di sviluppo solida e sostenibile“. Un primo passo verso obiettivi futuri? Infine c’è L’Aquila, il rapace al di là del Gran Sasso, insofferente alla cima della grande montagna collocata in provincia di Teramo, una cosa che non ha mai digerito. Ma questa è un’iperbole, naturalmente. Scherzosa? Non troppo. Tuttavia, qualcuno giura di aver visto l’animale alato sorvolare il teramano in attesa della preda. Avanti così, tra qualche anno, chissà? In questo terremoto potenziale, Teramo ha le sue colpe. Un capoluogo che non ha saputo darsi un ruolo e reagire, in un territorio che paga lo spopolamento dei comuni montani dei quali era un punto di riferimento e che subisce la forza attrattiva del mare. Incapace di vestirsi con l’abito che gli si addice, per conformazione, economia e posizione. Inseguire le nuvole al mattino a volte è divertente. E’ all’ora di pranzo che cominciano i problemi.

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