Presentato ad Atri il volume Undici – Racconto di un’elezione sospesa, il libro che, dal punto di vista degli autori, ripercorre la vicenda dell’annullamento delle elezioni comunali del 2023, segnate da appena undici voti di scarto. L’incontro, raccontato da un comunicato che riportiamo in sintesi, è stato moderato dal giornalista Luca Pompei. Ad aprire gli interventi è stata Manola Di Pasquale, che ha parlato del “passaggio da un contenzioso amministrativo previsto dall’ordinamento a un piano giudiziario che ha coinvolto cittadini che avevano esercitato un diritto”, evidenziando “la sproporzione tra i fatti e le conseguenze subite”. Gabriella Liberatore ha ricordato il comunicato del 19 maggio come “momento di svolta”, denunciando “attacchi personali e familiari” e rivendicando che “candidarsi ed esporsi non è una colpa né un privilegio per pochi, ma un diritto e un dovere verso la comunità”. “La città non è proprietà di qualcuno”, ha aggiunto, “ma appartiene a chi la vive e la serve con onestà”. Gianluigi Antonelli ha definito il libro una “mappa cronologica” della vicenda – dal ricorso al TAR al Consiglio di Stato, fino alle nuove elezioni e all’archiviazione dell’esposto – parlando di “una ferita profonda”. Alessandro Demetrio ha richiamato la “forza simbolica di quegli undici voti”, descrivendo un clima in cui “la narrazione ha spesso anticipato i fatti”. Paola Romualdi ha riportato l’attenzione sulla “dimensione umana”, tra “reputazioni colpite, paura e isolamento”, senza alcuna riparazione pubblica.

Sul piano politico, Livio Nespoli ha denunciato “una narrazione rovesciata delle responsabilità”, mentre Jacopo Forcella ha messo in guardia dal rischio che “la ripetizione di una narrazione possa sovrapporsi ai fatti fino a condizionare la percezione collettiva”, ricordando che “quando il linguaggio diventa arma di contrapposizione si incrina la qualità della democrazia”. Nel dibattito istituzionale, Carlo Costantini ha ribadito che “la verifica delle operazioni di voto è un diritto previsto dall’ordinamento”, mentre Marco Fars ha parlato di “svilimento del rapporto tra cittadini ed elezioni” e ha espresso solidarietà agli indagati dopo l’archiviazione. L’onorevole Luciano D’Alfonso ha annunciato un’interrogazione parlamentare per “fare piena luce sull’accaduto”, sottolineando che “la domanda di trasparenza è uno strumento legittimo di tutela e non un atto ostile”.













