I sindacati Uil Fpl Abruzzo e Fp Cgil Abruzzo Molise esprimono forte preoccupazione per i tagli al salario accessorio del personale sanitario legati al Decreto Calabria e annunciano la possibile proclamazione dello stato di agitazione regionale. A renderlo noto, nel corso di una conferenza stampa, sono stati Antonio Ginnetti, segretario generale Uil Fpl Abruzzo, e Luca Fusari, segretario generale Fp Cgil Abruzzo Molise.
Secondo quanto denunciato, la riduzione di circa 25 milioni di euro dei fondi destinati al trattamento accessorio, previsti dall’articolo 11 del D.L. n. 35 del 30 novembre 2019, incide su compensi legati a turni, reperibilità e raggiungimento degli obiettivi, aggravando una situazione già segnata da carenze di organico e carichi di lavoro elevati. «Il taglio delle somme previste dal Decreto Calabria che ha ridotto a misera cosa il salario accessorio non è accettabile», hanno dichiarato i due segretari, annunciando la convocazione di assemblee territoriali del personale per ottenere il mandato alle iniziative di mobilitazione. Ginnetti e Fusari hanno ricordato gli incontri avuti con l’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì, che a dicembre aveva assicurato verifiche sulle risorse relative al 2026. «Al momento non abbiamo aggiornamenti né riscontri rispetto all’incontro promesso per gennaio», hanno spiegato, sottolineando come l’assenza di risposte possa portare ad azioni di lotta sindacale. I fondi accessori, ribadiscono le organizzazioni sindacali, sono essenziali per compensare condizioni di lavoro gravose e garantire la qualità dell’assistenza. «Nei presidi ospedalieri si opera quotidianamente in condizioni di forte stress e criticità, garantendo la sicurezza dei cittadini con professionalità e dedizione», hanno affermato, evidenziando anche l’impatto dell’aumento delle aliquote Irpef sul personale sanitario. Alla conferenza stampa erano presenti anche Giuseppe Trusso della segreteria regionale Uil Fpl e Maria Piccone, segretaria regionale Fp Cgil Medici. I sindacati concludono sottolineando che la riduzione delle risorse rende il sistema sanitario regionale sempre meno attrattivo, soprattutto nelle aree interne. «Se non rendiamo attrattive queste strutture per i professionisti, le disuguaglianze territoriali aumenteranno e a pagarne il prezzo saranno ancora una volta i cittadini», hanno concluso Ginnetti e Fusari.













