Furti e atti vandalici continuano a preoccupare e a Teramo non si fa eccezione. Un fenomeno che, un tempo circoscritto ai grandi centri urbani, oggi si è esteso anche alle realtà più piccole, considerate fino a pochi anni fa vere e proprie isole felici. Nessun quartiere o frazione risulta immune, nonostante il costante impegno delle forze dell’ordine, chiamate a fronteggiare una situazione sempre più complessa con risorse spesso limitate.

L’ultimo grido d’allarme arriva da Rodolfo Fedele, portavoce della Macroarea 6, che richiama l’attenzione non solo sul tema della sicurezza, ma anche su una serie di criticità legate ai profondi cambiamenti che hanno interessato una parte significativa della città. La Macroarea 6 comprende il quartiere Cona, Piano Solare, Fonte Baiano e le zone immediatamente limitrofe, un’area che negli ultimi anni è stata al centro di importanti trasformazioni urbanistiche e funzionali. Dallo spostamento della centrale Enel al trasferimento forzato degli studenti del liceo Delfico nei MUPS del Pascal Forti, fino al completamento della nuova scuola Fornaci Cona, restituita agli studenti dopo circa 200 giorni dall’abbattimento del vecchio edificio. Interventi giudicati positivamente dai residenti, ma che non sarebbero stati accompagnati da adeguate misure collaterali. In particolare, mancherebbero interventi mirati a rendere la zona più sicura e meglio attrezzata per rispondere alle nuove esigenze generate dall’aumento di presenze e dalla riorganizzazione degli spazi.

«I cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti, ma senza una visione complessiva rischiano di creare nuove fragilità», sottolinea Fedele, evidenziando come l’assenza di un rafforzamento dei servizi e dei controlli possa favorire episodi di microcriminalità e degrado. Un appello, dunque, rivolto alle istituzioni affinché alle opere strutturali seguano interventi concreti sulla sicurezza e sulla vivibilità, per evitare che un’area in crescita diventi terreno fertile per fenomeni che preoccupano sempre di più i cittadini. Ascolta l’intervista

Enrico Squartini