Elvezio Zunica, presidente provinciale di Italia Viva, attraverso un comunicato che riportiamo in sintesi, esprime apprezzamento per la ritrovata unità di intenti dimostrata dai sindaci della Val Vibrata, che hanno sottoscritto un documento condiviso a tutela dell’Ospedale di Sant’Omero. «In sanità non dovrebbero esistere bandiere politiche da difendere, ma esclusivamente l’interesse delle comunità e dei singoli cittadini», dichiara Zunica, sottolineando che la scelta dei sindaci della Val Vibrata di parlare con una voce sola «va in questa direzione e non può che infondere fiducia».

Zunica evidenzia come questa unità rafforzi anche l’impegno di cittadini, partiti, sindacati, associazioni e soprattutto del Comitato per la salvaguardia del nosocomio vibratiano che in questi mesi si sono spesi a difesa dell’Ospedale di Sant’Omero e, più in generale, della sanità pubblica. «È un segnale importante che va valorizzato», aggiunge. Secondo Italia Viva, la soddisfazione è ancora maggiore perché il tema della sanità sta finalmente ricomponendo l’intera comunità politica teramana, anche alla luce della vicenda delle due Unità Operative Complesse – Chirurgia del Val Vibrata e Malattie Infettive del Mazzini – non avallate dalle strutture amministrative regionali nonostante fossero previste dall’Atto Aziendale della ASL di Teramo. «Siamo di fronte a squilibri evidenti nella programmazione sanitaria regionale, che continuano a penalizzare la nostra provincia», sottolinea Zunica, spiegando che a Teramo vengono applicate in modo più rigido le regole del DM 70 sulla distribuzione delle Unità Operative e degli organigrammi, «con effetti chiaramente penalizzanti». Il confronto con realtà omogenee viene definito «impietoso»: a fronte di bacini di utenza sovrapponibili, la ASL dell’Aquila può contare su 61 UOC, mentre Teramo soltanto su 41; lo stesso vale per i posti letto, con 4,71 ogni 1.000 abitanti all’Aquila contro i 4,09 di Teramo. «Sono numeri che giustificano una presa di posizione ferma e condivisa», conclude Zunica, finalizzata a un riequilibrio dell’offerta sanitaria che, pur con la necessaria gradualità, deve essere perseguito nell’interesse dei cittadini e della sostenibilità del sistema. «Dove l’offerta è eccessiva si rischia l’inappropriatezza, dove è carente si alimenta la mobilità sanitaria passiva», ribadendo infine che «è dal cittadino che bisogna partire quando si parla di sanità».