“Errì, caffe?”. E’ l’invito che Benito mi faceva sempre, incrociandomi lungo corso San Giorgio. Un’occasione per scambiare due chiacchiere e ricordare i tempi del calcio degli anni 60, meno atletico di quello di oggi, ma sanguigno, duro e perfino romantico. Si ricordava spesso di quella che passò alla storia come “la disfida col Barletta”. Quando, per controversie nate fuori e dentro il prato del Comunale, la partita finì in rissa negli spogliatoi, coinvolti perfino gli arbitri e con pesanti successive squalifiche inflitte dalla Federazione. Benito Ercoli è morto all’età di 91 anni. Ha legato il proprio nome a una lunga e intensa stagione sportiva, diventando nel tempo un punto di riferimento nell’immaginario del calcio teramano. Nel corso della sua carriera ha indossato con orgoglio la maglia biancorossa, distinguendosi per solidità difensiva, temperamento e forte personalità. Con la fascia di Capitano era apprezzato soprattutto per il carisma e per un modo di interpretare il ruolo improntato alla massima serietà e al rispetto dei valori sportivi. «In campo non concedeva nulla, ma sempre nel rispetto dell’avversario», ricordano coloro che lo hanno affrontato o conosciuto sul terreno di gioco. Con la sua scomparsa, Teramo perde una figura che ha segnato in modo profondo la storia sportiva del club, lasciando un’eredità che va ben oltre i risultati ottenuti sul campo. L’ultimo saluto a Benito, lunedì, 12 gennaio, alle 10:30 nella chiesa dell’Immacolata a piazza Garibaldi.
Enrico Squartini












