Con la firma sul contratto, sotto lo sguardo attento del notaio Marina Vincenti, il Comune ha perfezionato stamani l’acquisto dell’ex palazzo della Banca D’Italia, in via Carducci. Attorno al tavolo del sindaco Gianguido D’Alberto, al terzo piano dell’edificio, c’erano tutti gli attori coinvolti. Per la Banca d’Italia, era presente il direttore della sede aquilana Mario Sica. Per il Comune, oltre al sindaco, c’erano il presidente del Consiglio Alberto Melarangelo, l’assessore Domenico Sbraccia e il funzionario delegato Pierluigi Manetta.

Un’operazione da 1 milione 350 mila euro, finanziata attraverso un mutuo ventennale, che per il sindaco, “arricchirà il patrimonio immobiliare del Comune con un edificio di pregio e di grande valore storico“. E’ l’epilogo di una tenzone – per tornare indietro nel tempo ripercorrendo la cronaca – tra il Comune e la Provincia, ente che a sua volta aveva manifestato forte interesse all’acquisto.

Con un’intesa tra le parti, l’ha spuntata infine il Comune, per il quale il palazzo, nato dalla matita dell’architetto Antonio Gregoretti nei primi anni ’20 – un gioiello architettonico tra i più importanti in Abruzzo – ha un forte legame identitario con i teramani.
Ascolta il sindaco Gianguido D’Alberto. Clicca sul link: https://youtu.be/gRxhdo8TBoM

Ascolta Mario Sica, direttore della Banca d’Italia L’Aquila. Clicca sul link: https://youtu.be/SwcHiwJ26y4

L’ex Banca d’Italia, oggi sede provvisoria della Casa Comunale, non usurperà tuttavia il ruolo all’edificio storico di Piazza Orsini. Una volta terminati i lavori di rigenerazione il Consiglio Comunale e l’ufficio del sindaco, torneranno nella sede originale. A tu per tu con la Basilica Cattedrale, l’altro gioiello vanto della città.
Enrico Squartini












