Si conclude oggi, presso il Tribunale di Teramo il processo relativo al rischio di compromissione del sistema acquifero del Gran Sasso. Dopo anni di dibattimento, l’udienza odierna è cruciale e potrebbe vedere la giudice monocratica Claudia Di Valerio pronunciare la sentenza che darà una prima risposta giudiziaria alle complesse criticità ambientali emerse nel cuore dell’Appennino.

Come riporta Il Centro, in mattinata è prevista l’ultima arringa difensiva, affidata all’avvocato Gennaro Lettieri. Subito dopo, eventuali repliche e, infine, la camera di consiglio per la decisione finale. Il procedimento vede coinvolti dieci imputati, tra ex dirigenti dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), della società Strada dei Parchi (gestore delle autostrade che attraversano il massiccio) e della Ruzzo Reti (gestore idrico).

La Procura, rappresentata dai pubblici ministeri ha chiesto per tutti gli imputati una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, oltre a una sanzione pecuniaria. L’unico reato ad aver resistito alla prescrizione è quello, previsto dal Testo Unico Ambientale, relativo al pericolo di compromissione o deterioramento delle acque. L’inchiesta, avviata nel 2017, prese il via in seguito a una grave emergenza idrica che costrinse alla sospensione dell’utilizzo potabile dell’acqua in ben 32 comuni del Teramano.

In quella occasione, sostiene l’accusa, vennero alla luce le interferenze strutturali tra i laboratori sotterranei del Gran Sasso (tra i più importanti al mondo per la fisica delle particelle), le gallerie autostradali e il sistema di conduttura delle acque potabili. Secondo la Procura l’isolamento delle opere di captazione e convogliamento non sarebbe adeguato..

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