E’ teramano uno dei carabinieri sopravvissuti alla strage di Castel D’Azzano, in provincia di Verona. Si chiama Domenico Gabriele Martella , ed è originario di Forcella. Tra gli altri feriti, risultano due agenti di Polizia, trasportati presso gli ospedali della zona. Tre, invec, i carabinieri deceduti, sono Marco PIFFARI, Davide BERNARDELLO e Valerio DAPRA’.

Le parole del presidente della regione Marsilio e del vicesindaco di Teramo Stefania Di Padova:

Al carabiniere Martella, è andato stamani l’augurio del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio: “In queste ore di profondo dolore, esprimo la mia più sincera vicinanza all’Arma dei Carabinieri per la perdita dei tre militari a Castel D’Azzano. e un augurio di pronta guarigione al carabiniere Domenico Gabriele Martella, originario di Teramo, estratto vivo dalle macerie“.

Parole commosse anche dalla vice sindaco di Teramo, Stefania Di Padova: “Ci stringiamo ai familiari e ai colleghi dei tre carabinieri che hanno perso la vita mentre svolgevano con coraggio il loro dovere. Il loro esempio resterà sempre vivo nei nostri cuori. Un pensiero speciale va al Car. Domenico Gabriele Martella, estratto vivo dalle macerie. A lui il nostro abbraccio e l’augurio di una pronta guarigione“

LE INDAGINI

Dell’indagine si sta occupando la Procura di Verona che dovrà accertare se dietro l’esplosione ci sia stata una volontà omicida. Una ritorsione per lo sgombero coatto al quale chi risiedeva abusivamente nell’edificio erano stati sottoposti. Una ipotesi che si fa avanti con forza, supportata da una prima disanima dei fatti. Sembra accertato che al momento dell’ingresso dei carabinieri, una molotov sarebbe stata lanciata in una delle stanze rese sature di gas.

DIETRO IL GESTO GRAVI PROBLEMI FINANZIARI

Tre fratelli – Franco (65 anni), Dino (63) e Maria Luisa Ramponi (59) – agricoltori e allevatori con gravi problemi economici, sono loro i protagonisti della vicenda culminata nell’esplosione del casolare in cui vivevano abusivamente, resistendo a uno sfratto. Già noti alle forze dell’ordine, nell’ottobre e novembre 2024 avevano tentato di impedire lo sgombero saturando l’abitazione di gas, priva tra l’altro di acqua e corrente elettrica, minacciando gesti estremi.

Un anno dopo, il piano si è concretizzato: Maria Luisa avrebbe lanciato una molotov, provocando l’esplosione dell’edificio. La donna è ora ricoverata in terapia intensiva in codice rosso, mentre Dino ha riportato ustioni meno gravi. Franco, dopo un tentativo di fuga nei campi, è stato arrestato.

La vicenda è l’esito drammatico di una lunga opposizione a una procedura di sfratto legata a problemi finanziari e ipoteche giudiziarie.