Sono trascorsi cinque mesi dall’iscrizione nel registro degli indagati di un artigiano albanese cinquantenne, accusato di spaccio di droga, soppressione di cadavere e morte come conseguenza di altro reato, in relazione alla morte della 46enne di Giulianova, Fabiana Piccioni (articoli in coda). Un’indagine che non si è mai fermata e che, nelle ultime ore, ha permesso di far emergere elementi nuovi.

Le analisi dei carabinieri del RIS, riporta Il Centro, avrebbero rilevato nel vano posteriore del furgone dell’artigiano una traccia biologica, in particolare DNA, perfettamente sovrapponibile a quello della vittima.

Pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo l’uomo aveva di sua iniziativa contattato i carabinieri. Una telefonata partita dall’Albania, luogo dove si troverebbe tuttora, con la quale il sospettato, pur confermando le sue assidue frequentazioni con la donna, rivendicava la sua estraneità ai fatti.

L’indagine è tuttavia in attesa di ulteriori accertamenti. Il corpo della 46enne è ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria per eventuali approfondimenti medico-legali. Il caso si sviluppa in un contesto difficile, segnato da silenzi e omertà legati al mondo della tossicodipendenza, e gli inquirenti continuano a comporre un mosaico investigativo complesso, tassello dopo tassello.