Il sacrificio di un brigadiere dei carabinieri è servito suo malgrado ad interrompere l’attività di una banda di albanesi, con qualche aggancio sul territorio, dedita alle rapine violente in villa e allo spaccio di droga. Il gruppo, con un ampio spettro di attività criminale, in realtà operava in tutto il territorio nazionale. Negli ultimi tempi, tuttavia, aveva riposto le sue attenzioni sulla costa teramana, in particolare tra Tortoreto e Martinsicuro.
Il Video dell’aggressione:
Tutto inizia una sera di novembre del 2024 quando una donna, abitante al primo piano di un villino a Martinsicuro, sente dei rumori al piano di sotto. Rumori sospetti, essendo lei cosciente dell’assenza del figlio, brigadiere dei carabinieri in quel momento fuori servizio. La donna avverte il figlio che si precipita e sorprende i rapinatori ancora in casa, intenti a smurare la cassaforte.
trova però persone senza scrupoli. Non scelgono la via di fuga e rispondono all’alt del militare a colpi di piccone. La violenza dei fendenti procurerà al giovane brigadiere, ancora oggi in convalescenza, l’asportazione della milza. Solo alla vista del carabiniere a terra il gruppo decide di darsela a gambe.

Cominciano le indagini. Se ne occupano i carabinieri di Alba Adriatica, diretti dal maggiore Ceccagnoli e dal magistrato Stefano Giovagnoni. La violenza mostrata nell’aggressione e il particolare modo di agire, portano le ricerche in una possibile direzione. Un tassello importante viene da un DNA salivare presente su una torcia. Una di quelle sottili, a forma di sigaro. Il malvivente la tiene probabilmente in bocca mentre procede all’estrazione della cassaforte. Durante la colluttazione forse gli cade a terra, e non fa in tempo a riprenderla. Un elemento prezioso che sarà determinante nelle indagini.

Ci penseranno i RIS di Roma ad estrarre il decisivo codice. Si scopre che appartiene ad un albanese il quale, tuttavia, ha lasciato la medesima traccia in un altro episodio. Dagli archivi emerge il ritratto di una persona pericolosa, già condannata per altri gravi reati e che, rientrata in Albania, cambia il cognome da Roland Shaili a Roland Nasufi. Una pratica legale oltre l’Adriatico. Un espediente pensato per tornare in Italia in incognito, nella speranza di non essere individuato. Il sotterfugio però , non trae in inganno gli investigatori. L’uomo viene rintracciato a Rovigo ed arrestato. Si trova ora nelle carceri rodigine e sarà interrogato dal magistrato già martedì prossimo. Dovrà rispondere insieme ai complici, per i quali la caccia continua, di tentata rapina aggravata e di tentato omicidio.

L’indagine ha avuto un epilogo ben più importante dell’episodio in sè. Ci sono fondati elementi che fanno pensare l’appartenenza dell’uomo ad una banda senza scrupoli, responsabile di altri crimini nel teramano. Primo tra tutti un’estorsione sventata ai danni di un imprenditore di Tortoreto. Estorsione che nel piano del sodalizio criminale, avrebbe previsto la soppressione della vittima. Anche in quella occasione le indagini dei carabinieri portarono a degli altri arresti.

Rimane ora il rammarico per le condizione del giovane brigadiere, Marco Ercolani, che ha sfidato una situazione più grande di lui, con coraggio e spirito di sacrificio. L’Arma, ha ribadito il colonnello Pasquale Saccone in conferenza stampa, non lo abbandonerà.
Enrico Squartini











