dalla redazione:

“Tutta mia la città”, cantava l’Equipe 84 negli anni 60/70. Un ritornello che “l’uomo dei portici” deve aver imparato a memoria, visto che, dopo alcuni fogli di via, biglietti aerei gratuiti per il rimpatrio e offerte di sistemazioni pervenute da più parti, è tornato. Per la terza volta, contando anche la sua prima apparizione in città. Si è risistemato al solito posto, nei pressi dell’Istituto Bancario Intesa San Paolo, forse aspettando quel cedolino da 100 milioni, oltre a qualche altro diversivo più terra terra non proprio woke, richiesto l’altro ieri come contropartita per levare le tende. Anzi, sedia e coperte sistemate sotto i portici.

Ora, al di là del caso umano, pur comprensibile, ma che si scontra con un comportamento con punte non tollerabili dal convivere civile, ci si chiede dove viviamo. In che Paese viviamo.

Si apprezza lo sforzo della vice sindaco Stefania Di Padova, che si è data parecchio da fare per risolvere la questione. Tuttavia, occorre porre fine alla vicenda. Non per la sua presenza, pur inopportuna, nel posto che si è scelto come residenza, ma per i suoi atteggiamenti che le cronache registrano e che sono sempre più frequenti. Provvedere prima che sia troppo tardi. (foto di repertorio)


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