Dalla redazione:
Il Tribunale ha condannato a due anni di reclusione un commercialista teramano con numerosi incarichi in procedure concorsuali, per concorso in bancarotta fraudolenta post-fallimentare. La sentenza, emessa all’esito di un rito abbreviato, fa luce su una complessa vicenda che ha visto il professionista agevolare un imprenditore fallito nella prosecuzione illecita della sua attività, una storica distilleria teramana, sottraendo beni aziendali e redditi ai creditori.
Le indagini hanno preso il via da una denuncia che si è poi rivelata falsa. I rappresentanti legali di una delle società coinvolte avevano denunciato presunte condotte illecite (turbativa d’asta e tentata estorsione) da parte di delegati di una società romana specializzata in aste giudiziarie. Questi ultimi avrebbero chiesto denaro per ritirarsi dall’asta o per rivendere i beni a prezzo maggiorato dopo l’aggiudicazione.
Tuttavia, gli accertamenti hanno rivelato che la denuncia era stata presentata con l’intento di annullare la competizione o di far ritirare l’offerta della società romana. Nonostante questo, la procedura di vendita dei beni mobili del fallimento è proseguita, con l’aggiudicazione definitiva all’impresa romana.
La vicenda si è ulteriormente complicata quando la società teramana, custode dei beni fallimentari in virtù di un contratto di affitto di ramo d’azienda, non ha consegnato tutti i beni alla nuova aggiudicataria, asserendo che quelli mancanti fossero stati rubati e presentando una nuova denuncia contro ignoti. Anche in questo caso, le indagini della Guardia di Finanza hanno accertato la falsità della denuncia, evidenziando una simulazione di reato e portando alla segnalazione all’autorità giudiziaria della denunciante e del suo convivente, l’amministratore di fatto della società custode dei beni.
Le attività investigative, che hanno incluso intercettazioni telefoniche, ambientali e video, osservazioni e pedinamenti elettronici, audizioni di oltre 50 testimoni e l’acquisizione di vasta documentazione, hanno permesso di ricostruire un quadro di illeciti che ha coinvolto non solo il curatore fallimentare ma anche gli amministratori delle società teramane.
Il curatore fallimentare, oltre alla condanna a due anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, è stato inabilitato all’esercizio di imprese commerciali e di uffici direttivi per dieci anni, e dovrà risarcire integralmente i danni ai creditori. Le sue condotte illecite sono state segnalate al Presidente del Tribunale di Teramo, al Giudice Delegato della Procedura fallimentare, all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Teramo e all’Università di Teramo, dove ricopriva incarichi di docenza.
Gli amministratori conviventi delle società coinvolte affronteranno invece il rito ordinario a partire da settembre, con accuse che vanno dalla turbativa d’asta alla bancarotta fraudolenta post-fallimentare (in concorso con il curatore già condannato) e simulazione di reato.













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