Capita che un ingegnere sia passato in quel di via San Berardo e via Paris. Vie centrali, frequentate, quelle del salotto buono. Capita che l’ingegnere si imbatta con dei lavori che comportino uno scavo e posa in opera. Tubi dell’Enel, pare, che dal Vescovado si allacciano alla cabina di servizio.
L’ingegnere, è uno di quelli che il suo mestiere lo sa fare. Non è proprio il suo ramo fare tracce per terra, ma insomma, non occorre una laurea per capire. La pavimentazione “più amata” d’Abruzzo soccombe sotto i colpi dei mezzi da scavo. Proprio quella della piazza, quella che ha trasformato il pavimento del salotto buono, in quel che sembra, al cittadino profano, un lastricato industriale. Invece roba, dicono, da archistar.
E mentre si chiede perchè, scatta due, tre foto. S’appoggia al muro romano, quello sì che è un capolavoro, e fa qualche traccia sulle immagini (Dio benedica il digitale): “Ma non si poteva fare così…?”, ci dice quando ci ha girato la nota e le foto. Già, non si poteva fare così? Meno danni e forse meno costi. Forse sì, forse no. Forse sì, parola d’ingegnere.
Magari no. Sarebbe bello saperlo e nel caso, tireremo un sospiro alzando le spalle e ce ne faremo una ragione!






















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