Il Sindaco Gianguido D’Alberto – si legge in un comunicato che riportiamo in sintesi – ha sollecitato il Governo e il Parlamento a prevedere ristori per tutte le attività commerciali e produttive che, pur avendo iniziato a lavorare dopo il terremoto del 2016-2017, stanno subendo gravi difficoltà a causa dei lavori di ricostruzione. Queste attività, che spesso sono costrette a chiudere o a spostarsi a causa di interventi sugli edifici, non hanno diritto a indennizzi, creando una crisi economica e mettendo a rischio numerosi posti di lavoro. D’Alberto ha evidenziato la disparità di trattamento tra le attività già operative al momento del terremoto, che possono ricevere indennizzi, e quelle che hanno iniziato dopo, che non hanno accesso a tali aiuti. La situazione è aggravata dai cantieri legati al Superbonus e ad altri progetti di rigenerazione urbana, che colpiscono soprattutto il commercio.

Il Sindaco ha quindi chiesto l’introduzione di una norma specifica per garantire ristori anche alle attività che, pur non esistendo al momento del sisma, sono oggi penalizzate dalle conseguenze dei danni e dei lavori di ricostruzione. Questo sostegno economico sarebbe fondamentale per evitare lo spopolamento dei centri storici e per sostenere la rinascita socio-economica dei territori colpiti. D’Alberto ha inoltre sottolineato l’importanza dell’impegno da parte di tutti gli enti sovraordinati, compresa la Regione Abruzzo, che ha bocciato un emendamento sul rifinanziamento della legge regionale a favore delle piccole e medie imprese danneggiate dalla ricostruzione.

In conclusione, il Sindaco ha ribadito che il sostegno economico alle attività colpite dalla ricostruzione rappresenta una questione di volontà politica, necessaria per garantire il recupero non solo materiale, ma anche sociale ed economico, dei territori del cratere sismico del Centro Italia.

IL COMMENTO

Ci si chiede, tuttavia, se proprio per le difficoltà testè annunciate nel comunicato, non era forse il caso di prevedere una diversa politica nella gestione della città. In particolare, sarebbe stata auspicabile una gradualità nell’apertura dei cantieri e una politica che favorisse , invece che penalizzasse, la libera impresa che ancora resiste eroicamente a Teramo. Invece dopo il terremoto si è proceduto come se nulla fosse accaduto, promuovendo una città chiusa all’esterno che allo stato ha pochissime possibilità di rinascita a favore di amministrazioni più avvedute.


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