Quanto sta accadendo nel segreto delle stanze decisionali è deplorevole, una commedia indecorosa. Non è bastato piazzare quella gigantesca scatola di scarpe su ciò che un tempo erano il nostro giardino e il nostro parcheggio (quindi non “uno spazio da tempo inutilizzato” come apparso sugli articoli di stampa), ma in queste ore ci si sta spingendo addirittura oltre: si staglia nefasta sul nostro orizzonte l’ombra della cacciata! Non sono bastati gli infiniti disagi che ci hanno creato – vengano nell’ora di punta per capire cosa accade – adesso ci vogliono nientemeno fuori da quella che è la nostra storica scuola! Ora che comodamente occupano le nostre calde stanze, addirittura ci fanno le scarpe! Fino a ieri avevamo tante domande da porre, oggi quasi non riusciamo a rifiatare, a credere a ciò che si sta perpetrando.
Volevamo quasi manifestare lo sdegno per quel nuovo box in progetto per il quale si spenderanno 1,3 milioni di euro di soldi pubblici; imprecare per quel parcheggio che ormai non c’è più; urlare per l’area di raccolta per le emergenze e l’evacuazione dei nostri studenti, ora sparita; soprattutto, sollevare le coscienze di chi non sa che una scuola è anche fatta di spazi ricreativi esterni per i ragazzi, che le lezioni laboratoriali di topografia dei geometri sono tradizionalmente da eseguirsi all’aperto e che non possiamo condurle all’interno, tra le postazioni dei collaboratori scolastici e le porte dei bagni, come vorrebbe qualcuno! Non è bastato aver perso, tra le tante cose, anche il laboratorio di chimica e l’aula di disegno tecnico per far posto alle nuove aule dove accogliere le classi del Delfico.
Nelle varie tavole rotonde sul caso, nessuno ha avuto il garbo e la sensibilità di invitare anche un solo docente rappresentante del nostro indirizzo di studi che, lo ricordiamo, è fatto di tanti tecnici tra cui geometri, ingegneri e architetti. Sarebbe stato troppo vero? Vi riportiamo dunque un noto adagio del divino F.L. Wright che recita “Un medico può seppellire i propri errori, ma un architetto può solo consigliare al cliente di piantare dei rampicanti”. Quanto si sta realizzando sarà terreno fertile per le edere, ve lo assicuriamo! Nessuno pensi infine, neanche per un istante, che quella che in città è ormai tristemente nota come la “Questione Delfico” non ci abbia turbato e non abbia suscitato in noi quel generoso senso di solidarietà che, tra l’altro, non abbiamo mai mancato di dimostrare. Al pari di ciò che facciamo costantemente in aula, abbiamo messo in campo il più alto spirito di solidarietà, integrazione, inclusione e rispetto verso gli altri in una situazione di estrema criticità. Mai avremmo immaginato che dietro tutto questo si celasse funesta l’idea di una dislocazione dei “geometri” verso altri lidi. Prendiamo quindi atto di un vile gesto di mala creanza, di uno scarso senso di riconoscenza, in pieno stile “se mi porgi il dito, ti prendo il braccio”.
Pare inutile dire che avremmo voluto essere trattati con rispetto, specie in casa nostra! A quelli del Forti, non un cenno di ringraziamento da parte delle figure apicali del Delfico, men che meno da parte della politica tutta, solo una triste corsa a chi poteva accaparrarsi la soluzione più vantaggiosa, guarda caso in pieno periodo di orientamento! Con tutta l’onestà intellettuale di docenti impegnati e che tengono alla propria identità, cosa dovremmo comunicare ora NOI alle famiglie che ci faranno visita? Nessuno ci ha pensato?
Deprecabile il comportamento della politica nella sua interezza: dalla Provincia che ha assunto decisioni irriguardose, al Comune e alla Regione che, a nostro parere, non si sono spesi a sufficienza nella causa. Nel bisogno non ci sono colori politici, occorrono fatti. Belle le parole di circostanza sugli istituti tecnici provinciali in difficoltà di iscrizioni a fronte dello straordinario caso di Teramo, con uno dei più alti tassi di iscrizione liceale d’Italia (70%). Ecco quindi ’ennesima avventata modalità per decretare la morte di un altro istituto tecnico teramano dal passato glorioso, che da alcuni anni stava facendo oltretutto registrare timidi segni di ripresa. In silenzio e con fatica abbiamo lottato ogni giorno per contrastare la liceizzazione incondizionata del sistema scolastico italiano, ma ora, messi all’angolo, oltre a sentirci soli, avvertiamo il peso greve di una politica che non ci assiste, siamo importanti solo sulla carta e mai nei fatti.
Stante le ultime notizie che ci danno ormai fuori dalla nostra scuola, certi che la nostra Dirigente Scolastica si batterà per la causa, indirizziamo il nostro più pesante J’accuse a questa politica sorda e cieca che assume decisioni, ci pare, con grande irresponsabilità”
I docenti e gli studenti dell’ITT “Carlo Forti














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